Medicina e malattia: Mario Melazzini ed il limite che non limita

Mario Melazzini ha raccontato la sua esperienza di medico malato di Sla alla sesta edizione del TrentinoBookFestival

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrentoToday

La speranza è un sentimento confortante quando vediamo con l'occhio della nostra mente un cammino migliore. Mario Melazzini ha portato la sua testimonianza di medico malato di Sla sabato pomeriggio al TrentinoBookFestival, intervistato in teatro da Fabrizio Franchi.

Cominciando con un'autocritica sulla comunicazione dei medici, «che dovrebbe essere sempre personalizzata». Melazzini spiega anche la differenza che vive nella considerazione della sua malattia, la sclerosi laterale amiotrofica, da parte degli altri. «Uno sguardo vero e compassionevole è bello, mentre un certo pietismo è legato ad una non conoscenza. Mi capitano episodi strani come ad esempio quando sono in aeroporto e al gate non parlano con me di cose che mi riguardano. Ma anche negli incontri istituzionali mi capita di incrociare persone che non riescano a guardarmi».

Melazzini è un "disabile giovane" e prima della scoperta della malattia era un medico in carriera ed un appassionato sportivo. «Se le persone disabili - spiega - vengono messe in un contesto favorevole, non vengono viste solamente come dei costi».

In una fase iniziale della sua malattia Melazzini aveva pensato anche di farla finita, andando in Svizzera. «Volevo morire perché misuravo tutto con parametri fisici e materiali». Melazzini ha un "fratello adottivo", il cantante Ron, conosciuto in un episodio curioso sulle piste di Livigno. «Era una giornata serena e freddissima, -22°C. Lo incontrai sulle piste casualmente e vedendolo senza berretto gli dissi da medico che doveva coprirsi. Gliela "chiamai" un po', perché alla sera lo andai a visitare perché aveva 40 di febbre. Da quel momento è iniziata un'amicizia intensa, che accomunava anche i nostri papà nati lo stesso giorno-mese-anno».

Melazzini si è messo in gioco nell'associazionismo, ma anche in politica ed ha parlato dell'impegno del cristiano nella società. «Manca un po' di coraggio - sottolinea - nell'assumersi responsabilità e mettersi in gioco». Durante un incontro con Rita Levi Montalcini la scienziata gli lasciò un importante messaggio: «bisogna avere il coraggio di osare nel cambiamento, ci deve essere lealtà nelle scelte politiche».

Il TrentinoBookFestival 2016 è dedicato al tema del limite e Melazzini ha spiegato come ha trasformato il limite contro di lui a limite per lui, ricordando il suo anno sabbatico in montagna, così come ha fatto nel suo libro "Lo sguardo e la speranza". «In un primo momento non riuscivo a trovare punti di forza nella mia malattia, poi in seguito ho cominciato a guardare le stesse cose con lo sguardo in avanti. È scattata la consapevolezza del limite, un limite però che non mi limita».

In quell'anno sabbatico nacque anche una maggiore sensibilità verso la fede, leggendo il libro di Giobbe con il passo «ti ho conosciuto per sentito dire, ora ti ho incontrato».

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