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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca Centro storico / Piazza Dante

L'ex rettore Bassi: "Ecco come ha fatto il Trentino a rimanere zona gialla"

L'ex rettore dell'ateneo trentino torna a puntare il dito contro la logica con la quale vengono gestiti tamponi molecolari e rapidi, e spiega perché l'Alto Adige è rosso ed il Trentino giallo

"Ecco come ha fatto il Trentino a rimanere zona gialla". Si intitola così l'ultimo post del blog di Davide Bassi, fisico sperimentale ed ex rettore dell'Università di Trento, che torna a mettere la lente d'ingrandimento sui dati forniti dalla Provincia autonoma di Trento all'Istituto Superiore di Sanità per il monitoraggio settimanale che, con grande sorpresa da parte della stessa Giunta provinciale, ha nuovamente classificato il Trentino come zona gialla. Un'analisi scientifica, che ha avuto però conseguenze politiche importanti.

Nell'articolo Bassi procede prendendo in esame parallelamente il caso del Trentino, unica zona gialla del Nord Italia, con quello dell'Alto Adige, ora zona rossa. Il numero di casi comunicati settimanalmente è più o meno lo stesso, così come il numero di abitanti, ma l'esito come abbiamo visto è molto diverso. Cosa fa la differenza? L'ex rettore dell'ateneo trentino lo spiega senza mezzi termini: ai positivi del test rapido, che comunque contano a tutti gli effetti già da prima delle festività natalizie, il tampone di conferma viene effettuato più di 7 giorni dopo. In questo modo contano come positivi, ma scoperti nella settimana precedente al monitoraggio.

"Zona gialla con dati falsati non conviene a nessuno"

"Il sistema funziona così - riassume Bassi -. Cerco la gran parte dei positivi con i tamponi rapidi antigenici; li lascio aspettare più di una settimana prima di chiamarli a fare il tampone molecolare; se risultano negativi, spariscono dalle statistiche ufficiali dei contagi; se risultano positivi non li metto nel conto della settimana corrente perché come data di diagnosi considero quella del tampone rapido e li classifico come arretrati". Questo va ad incidere sull'indicatore 3.4, quello che prende in analisi la progressione settimanale del contagio. Progressione che, per il Trentino, è andata calando dal 20 dicembre in poi.

La replica: "Accuse gravissime e infondate"

Una situazione che potrebbe nuovamente cambiare con una circolare ministeriale che prevede di comunicare i positivi al test rapido immediatamente, senza bisogno di aspettare la conferma con il tampone molecolare. Come ha sempre spiegato il governatore Maurizio Fugatti i dati trentini vengono comunicati rispettando le regole fornite dall'Istituto Superiore di Sanità. E ci mancherebbe. Come abbiamo visto, però, il problema non riguarderebbe la comunicazione dei dati ma la logica dietro alla somministrazione dei tamponi. "Sorprende - conclude amaramente Bassi - che l'Istituto Superiore di Sanità non abbia mai fatto un semplice controllo di consistenza ed abbia continuato a prendere per buoni i dati dei contagi che il Trentino ha comunicato da inizio novembre fino ad oggi".

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