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Bollettino coronavirus, altri 8 decessi e 253 nuovi positivi in Trentino

I dati del report quotidiano dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari

Torna sotto i 3000 il numero delle persone risultate positive al coronavirus all'11 novembre 2020. Il dato, come sempre fornito dai report giornalieri redatti dall'Apss (Azienda provinciale per i servizi sanitari) e divulgati alla Provincia autonoma di Trento e sul sito del Ministero della Salute, è in crescita. Nel rapporto di mercoledì 11 novembre sono stati riscontrati altri 8 decessi, 253 casi positivi, 151 dei quali individuati dal contact tracing che, nonostante la forte diffusione del contagio, continua ad essere uno strumento usato sistematicamente per intercettare il più possibile i soggetti da isolare. E poi ancora 31 pazienti in terapia intensiva, 274 classi in quarantena, numero che molto probabilmente aumenterà una volta terminati gli approfondimenti relativi ad altri 29 casi di bambini e ragazzi in età scolare risultati positivi.

I numeri che caratterizzano il quadro odierno della diffusione del Sars-CoV-2 in Trentino sono anche oggi (mercoledì 11 novembre ndr) importanti e preoccupanti, al punto da dover rimarcare ancora una volta la necessità che ogni singolo cittadino collabori con grande senso di responsabilità, rispettando prima di tutto l’isolamento (se si è venuti a contatto di situazioni a rischio), il distanziamento sempre e comunque, come pure l’uso delle mascherine e l’igiene frequente delle mani. Dei 253 casi positivi, come detto 151 sono quelli asintomatici individuati dal contact tracing, più altri 102 sintomatici. Fra tutti questi casi, 78 sono classificati paucisintomatici (seguiti a domicilio) mentre 23 provengono dal settore delle Rsa (parte ospiti, parte operatori).

Il dato che preoccupa di più, stante la pericolosità del decorso della malattia verso i soggetti più fragili, è proprio quello relativo agli anziani: il rapporto mostra che fra tutti i nuovi positivi di oggi ben 67 hanno 70 o più anni. Ci sono poi altri 8 decessi ad allungare l’elenco dei lutti che dall’inizio della pandemia conta già 485 scomparse. È pur vero, sottolineano dall'ufficio stampa della Provincia, che dal Covid-19 si guarisce, ci sono stati 264 i nuovi ‘dimessi’ nelle ultime 24 ore, per un totale di 8.262 situazioni che si sono risolte bene, ma la lotta al virus dipende dal comportamento di ciascuno e non si può non rimanere indifferenti di fronte al numero dei ricoveri che - come era stato previsto dagli esperti - aumenta ogni giorno: siamo ormai arrivati a 338 pazienti ricoverati, di cui 31 in terapia intensiva. Da rilevare infine che tra i casi di oggi ci sono pure 3 piccolissimi con meno di 2 anni di età ed 4 bambini con meno di 5 anni.

L'andamento del contagio

Le autorità sanitarie rimarcano la crescita del numero di chi ha bisogno delle cure ospedaliere, rinnovando con forza ancora una volta l’invito a mantenere il distanziamento fra persone, a lavarsi frequentemente le mani e ad indossare la mascherina, soprattutto per proteggere gli anziani, ma come buona pratica per la collettività. Gli screening proseguono a ritmi serrati. Sull'andamento del contagio sono diverse le ipotesi da parte del mondo scientifico. Filippo Anelli, il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, ne ha supposta una piuttosto infausta. Pare proprio che il contagio non sia arrivato ancora al picco in questa seconda ondata e ci potrebbero volere diverse settimane perché ciò avvenga. 

Le terapie intensive

Negli ospedali di tutta Italia c'è un cambio di passo, si torna a dover dedicare delle aree esclusivamente per i malati Covid, è un lavoro di ricalcolo di personale, mezzi e strutture non indifferente. «Stiamo lavorando per la rimodulazione dell’offerta assistenziale. – spiega il direttore dell’Apss Pier Paolo Benetollo. – Procediamo man mano, per non dover impattare negativamente sulle altre attività assistenziali normalmente svolte negli ospedali. Oltre ad aumentare i posti per terapia intensiva operiamo inoltre per aumentare i posti per pazienti Covid in terapia non-intensiva».

L'ipotesi di lockdown

Torna, però, anche il rischio di lockdown .È già tornato a lavorare sul tavolo delle restrizioni il Governo, dopo meno di una settimana dalla firma del Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri) del 3 novembre, diverse e accese sono state le discussioni in merito ai colori delle aree, soprattutto da parte di quei territori che si sono sentiti identificati in maniera sbagliata. Eppure, dopo qualche giorno di ansia per le sei regioni a rischio di cambio fascia, ora il discorso si fa più ampio, allargando alla possibilità di stringere ancora di più e di mettere l'intera Italia in area arancione se non, addirittura, in rossa. Un secondo lockdown a poco più di 40 giorni dal Natale, è proprio quello che tutti, o quasi, speravano di non leggere e sentire. 

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