Trento, più posti per la terapia intensiva: servirà per rimanere area gialla?

Raccomandazioni e ipotesi della Provincia e dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari

Il Trentino conta, al mattino del 10 di novembre,  3074 casi positivi accertati al coronavirus. È stato dichiarato area gialla, per i dati dei contagi, dei ricoveri e per gli altri indicatori che il Governo valuta per stabilire in quale area possa essere collocata una regione. Ogni area corrisponde a un colore: gialla, arancione, rossa, tutte con restrizioni sempre più ferree adottate per contrastare il contagio da Covid-19. Un braccio di ferro che, da ormai un paio di mesi, sta diventando sempre più duro. 

Dati e possibilità

«I dati riferiti dal Ministero riguardanti le percentuali di posti letto in terapia intensiva occupati attualmente in Trentino per il Covid-19 sono relativi a 51 posti letto totali - afferma il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti  -. Ma nella prima fase Covid eravamo arrivati ad avere fino a una novantina di posti occupati, su un totale di posti letto elevabile fino a 100-110. Questi numeri sono validi anche oggi. In questi giorni, a seguito dell'aumento dei casi, l’Apss sta riorganizzando i posti letto disponibili per i pazienti Covid, che salgono a 66; se necessario, successivamente saliranno a 90. Gli indicatori quindi descriveranno questo rapporto fra posti letto disponibili e posti letto occupati. Ciò non significa che il Trentino potrà rimanere automaticamente nella "zona gialla", perché ci sono anche altri indicatori da considerare. Ma che almeno per quanto riguarda i posti letto per le terapie intensive possiamo essere ragionevolmente tranquilli».

Negli ospedali di tutta Italia c'è un cambio di passo, si torna a dover dedicare delle aree esclusivamente per i malati Covid, è un lavoro di ricalcolo di personale, mezzi e strutture non indifferente. «Stiamo lavorando per la rimodulazione dell’offerta assistenziale. – spiega il direttore dell’Apss Pier Paolo Benetollo. – Procediamo man mano, per non dover impattare negativamente sulle altre attività assistenziali normalmente svolte negli ospedali. Oltre ad aumentare i posti per terapia intensiva operiamo inoltre per aumentare i posti per pazienti Covid in terapia non-intensiva».

Le raccomandazioni

Le raccomandazioni sono molte, certamente dovute, dal presidente Fugatti. Il Trentino è in area gialla, apparentemente non a rischio di cambio, ma ha Bolzano sopra di sé, dove lo stesso presidente Arno Kompatscher ha scelto di diventare area rossa, così come lo è la Lombardia, altro confine. Il Veneto, terzo confine del Trentino, attualmente rimane in area gialla, ma il rischio di passare in quella arancione è altissimo.  

«Facciamo un appello ai cittadini: – continua Fugatti -  fate molta attenzione a tutte le attività che svolgete. Ogni infortunio, anche domestico, comporta comunque uno sforzo ulteriore per le strutture sanitarie, dal pronto soccorso alle terapie intensive fino eventualmente alle sale operatorie, che oggi giocoforza sono più impegnate sul Covid-19. Durante il primo lockdown erano calati i ricoveri per cause come gli incidenti da attività svolte nel tempo libero o quelli stradali. Attualmente siamo lontani dalla saturazione dei posti dedicati al Covid, ma dobbiamo comunque fare la massima attenzione al fine di non appesantire ulteriormente il grande lavoro svolto dal personale medico-sanitario».

Screening e mascherine

Sul versante dei test rapidi in farmacia, comunicano dall'ufficio stampa della Provincia, ci sono state alcune amministrazioni comunali che hanno manifestato la loro disponibilità a procedere, anche in spazi propri, previa formazione del personale impegnato in questa attività. È stato siglato quindi un accordo in tal senso fra Cal e Provincia autonoma. Lunedì 9 novembre, nel frattempo, altre 4 farmacie hanno iniziato a far partire i test rapidi: Dimaro, Roncafort, Arco e Civezzano, aggiungendosi alle 4 già operative, e altre si attiveranno entro il fine settimana. I risultati dei test rapidi non vengono al momento conteggiati dal Ministero che tiene conto invece di quelli molecolari. I dati sui positivi al test antigenico vengono però scrupolosamente utilizzati dall'Azienda per attuare le attività di igiene pubblica, con gli isolamenti dei casi e le quarantene dei contatti. Nel momento in cui il Ministero della Salute, che pure ha trasmesso una raccomandazione alle Regioni invitandole a fare anche i test antigenici, inizierà a sommare nel computo finale coloro che sono risultati positivi ai test rapidi, anche Trentino si allineerà, così come tutte le Regioni. Attualmente più di un trentino su 5 ha effettuato un tampone; nel corso della malattia poi molti ne fanno più d'uno, portando il totale dei tamponi eseguiti ad oggi a 309.953. Per quanto riguarda le mascherine da utilizzare a scuola da parte di alunni e studenti, per il momento il Trentino rispetterà l’orientamento nazionale e non modificherà quindi le indicazioni già date.

Infine, la salute della Giunta: oggi hanno fatto il tampone tutti  gli assessori provinciali che erano in quarantena in quanto contatti di un positivo. Il responso è stato negativo, per cui possono cessare la quarantena. Devono invece proseguire ancora l'isolamento il presidente Fugatti, gli assessori Gottardi e Spinelli e i dirigenti che erano risultati positivi ai primi di novembre.

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