Coronavirus, la mascherina è un accessorio entrato nella quotidianità (non di tutti): multe e ricorsi

Tra chi se la dimentica e i no-mask, multe a raffica in tutta Italia nonostante siano passati otto mesi dal loro ingresso nella quotidianità di tutti

Multe salate e proteste in piazza, l'accessorio indispensabile di questo 2020 ha fatto capolino a inizio febbraio e divenuto obbligatorio in Italia a marzo. Proteste sull'obbligo di utilizzo sancito in tutti i provvedimenti provinciali e nazionali, corsa all'acquisto sempre più vorace e disquisizioni popolari sui possibili effetti di un utilizzo prolungato sono state coronate, in moltissimi casi, da contravvenzioni da parte delle forze dell'ordine. Il rischio di prendere la sanzione c'è e l'importa va da un minimo di 400 a un massimo di mille euro, se pagata entro 5 giorni dalla contestazione, scende a 280 euro. Può essere anche aumentata, nel caso in cui le forze dell'ordine possano provare violazioni reiterate.

La multa per non aver indossato, o averlo fatto in maniera non consona, la mascherina, può essere contestata. Se si pensa di aver ricevuto un'ingiusta sanzione e lo si può provare, si può presentare ricorso secondo le vie ordinarie, come previsto per le contravvenzioni stradali: entro 30 giorni dinanzi al giudice di pace oppure entro 60 giorni dinanzi al Prefetto. Pagandola entro i 5 giorni, si perde il diritto a presentare ricorso. Stesso trattamento sanzionatorio per quelle persone che, invece, violano la distanza di sicurezza di almeno un metro e il generico divieto di assembramento. Non è ancora nota la data dalla quale si potrà vivere di nuovo senza avere sempre con sé lla mascherina, ma non pare essere previsto a breve. 

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