Ddl porfido, lavoratori in aula: "Revoca della concessione dove c'è lavoro nero"

Ieri l'incontro con alcuni imprenditori, oggi la presenza in aula di un folto gruppo di lavoratori e sindacalisti. La discussione procede a rilento con oltre 400 emendamenti delle minoranze

Seduta affollata questa mattina per il Consiglio provinciale,dove è in corso la  discussione dei due disegni di legge, quello unificato Olivi-Viola e quello di De Gasperi, sul lavoro nel settore porfido e sulle concessioni delle cave. Fin dalla mattina una folta rappresentanza di lavoratori del settore ha seguito la discussione dalle tribune dell'aula consiliare.

I lavori sono stati sospesi da metà mattnata fino alle 15  per permettere un incontro con i capigruppo, ed uno con i lavoratori ed i sindacati, aperto a tutti i consiglieri. La posta è  alta: riformare un  settore in cui, come da anni denunciano alcuni sindacati ed anche alcuni sindaci dei comuni interessati, c'è un'alta percentuale di lavoro nero, infortuni e dure condizioni di lavoro.

"Prevedere la revoca della concessione per una cava dove c'è lavoro nero o un morto sul lavoro è una questione di banale civiltà" ha detto mmaurizio Zabbeni della Cgil, chiedendo ai consiglieri un "atto di responsabilità". A preoccupare sindacati e lavoratorri è un incontro, che si è svolto nel tardo pomeriggio di ieri, tra i firmatari dei Ddl ed alcuni imprenditori del settore porfido.

A rallentare la discussione ci sono 400 emendamenti presentati da consiglierri di minoranza, tra cui Bezzi, Cia e Fugatti, che chiedono meno regole ed una semplificazione burocratica; per il capodruppo leghista le sanzioni previste dal Ddl Olivi avrebbero una "volontà punitiva", prevedendo anche controlli di polizia, nei confronti di un settore già in crisi. 

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