Giovedì, 28 Ottobre 2021
Economia

Pensioni: un nuovo fondo per andarci a 62-63 anni

I sindacati chiedono Quota 41, oltre alla flessibilità, mentre la Lega punta su un fondo ad hoc per tutti i lavoratori

Il tempo stringe e occorre trovare un punto sulle pensioni e su quello che sarà il "dopo" Quota 100. Sulla Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza, come riporta Today, la maggioranza sollecita l'esecutivo a "prevedere l’implementazione di meccanismi di flessibilità in uscita del mercato del lavoro". Il ministro dell'Economia, Daniele Franco, in davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha affermato: "Le pensioni sono una questione aperta che affronteremo nella legge di bilancio. La Nadef non è una lista esaustiva".

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Le richieste dei sindacati

La richiesta dei sindacati include Quota 41 e uscita dai 62 anni flessibile. "La Cisl ribadisce che con la prossima legge di bilancio è necessario prevedere un intervento sulla previdenza che, partire dalla flessibilità nell’accesso alla pensione, tenga presenti le varie istanze proposte dalle Organizzazioni sindacali nella piattaforma unitaria" afferma il Segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga. “Questa è la richiesta che faremo domani anche al Parlamento in sede di audizione con la Commissione Lavoro della Camera. È preoccupante che nella Nadef non si riscontri alcun riferimento alla necessità di interventi sul tema delle pensioni che interessa milioni di lavoratori e lavoratrici i quali non possono essere lasciati nell’incertezza con la prossima scadenza di quota 100. Con la prossima scadenza di quota 100, è indispensabile prevedere la possibilità di andare in pensione a partire dall’età di 62 anni e per chi ha iniziato a lavorare presto con 41 anni di contributi senza vincoli sull’età. Inoltre, come abbiamo già detto più volte, bisogna prestare particolare attenzione a chi svolge lavori usuranti e gravosi e in questo senso pensiamo che la Commissione di studio abbia fatto un buon lavoro nel cercare di ampliare, sulla base di criteri oggettivi, la platea delle professioni che possono rientrare in queste categorie ma di certo non è sufficiente l’allargamento dell’Ape sociale".

Su note simili affronta il tema la Cgil: "È necessario superare l’attuale sistema previdenziale, non intervenendo con semplici ritocchi ma operando una riforma complessiva. Occorre avviare al più presto un confronto tra Governo e sindacati in previsione della scadenza di fine anno di Quota 100 e della prossima Legge di Bilancio" ha detto  il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli, in audizione presso la Commissione Lavoro della Camera dei deputati sul tema pensioni. Il dirigente sindacale ha ribadito le proposte indicate nella Piattaforma unitaria. "Va introdotta una flessibilità in uscita a partire da 62 di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Inoltre, è necessario riconoscere la diversa gravosità dei lavori, prendendo a riferimento il contributo elaborato dall’apposita Commissione tecnica, valorizzare il lavoro di cura e delle donne che più di tutti hanno subito il peso delle riforme degli ultimi anni. Bisogna poi introdurre una pensione contributiva di garanzia per coloro che svolgono lavori poveri, discontinui o precari, che sono soprattutto i più giovani - ha aggiunto Ghiselli - garantendo un assegno pensionistico dignitoso".

I sindacati ritengono "grave" il fatto che non sia stato istituito un tavolo con il Governo su questo argomento. 

Dopo Quota 100 uscita con 62-63 anni d’età

Agguerrita la posizione della Lega che vuole imporre il suo piano, o parte di essa. Ne ha parlato il Sole 24 Ore. In alternativa alla proroga secca di un anno dell’opzione per i pensionamenti anticipati introdotta dal primo esecutivo di Giuseppe Conte, punta su un nuovo "Fondo nazionale per la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro" spiega il sottosegretario al Lavoro, Tiziana Nisini. Un Fondo che fino al raggiungimento della "soglia" di vecchiaia o di quella tradizionale di "anzianità" consentirebbe ai lavoratori, in caso di necessità, di uscire anticipatamente dal lavoro a 62-63 anni d’età. È ancora un'incognita quanto costerebbe questo tipo di intervento.

L'unica certezza pare essere la "Super" Ape Sociale, perché si è dimostrata in questi anni uno strumento utile: ma non basterà. I sindacati a ottobre hanno fatto notare come gli "interventi spot e i correttivi continui" non facciano altro che "alimentare l’insicurezza dei lavoratori". Ma a questo punto è difficile credere che in 80 giorni (la legge di Bilancio deve essere varata prima del 31 dicembre) si riesca a imbastire una riforma vera delle pensioni.

Il rischio scalone non è stato ancora scongiurato: il problema vero e grande è che quando Quota 100 andrà a esaurirsi, alla fine del 2021, senza una corposa armonizzazione, per gli esclusi ci sarà un aumento secco di cinque o sei anni dei requisiti di pensionamento. Un "super scalone" peggiore di quello della vecchia riforma Maroni, quando di fatto c'era una differenza di tre anni lavorativi tra chi avrebbe maturato il diritto alla pensione il 31 dicembre 2007 e chi lo avrebbe fatto un minuto dopo la mezzanotte di quel giorno.

"La vera sfida è rendere strutturale la crescita anche dopo il 2024"

"L’espansione dell’economia italiana nei prossimi anni sarà sospinta da favorevoli condizioni monetarie e finanziarie, dal ritrovato ottimismo delle imprese e dei consumatori e dal PNRR. La vera sfida è peró rendere strutturale la crescita anche dopo il 2024 invertendo una secolare stagnazione e i rischi sottesi al quadro macro non mancano” sottolinea la Senatrice Donatella Conzatti, relatrice, capogruppo di Italia Viva in commissione bilancio.

“Se è chiaro che la strategia di consolidamento della finanza pubblica si baserà principalmente sulla crescita del PIL stimolata dagli investimenti pubblici e privati e dalle riforme del PNRR, è altrettanto chiaro che nel medio termine sarà necessario conseguire una graduale riduzione del rapporto debito/PIL e adeguati avanzi primari. E che a tal fine, si punterà a moderare la dinamica della spesa pubblica corrente e ad accrescere le entrate fiscali attraverso il contrasto all’evasione che non puó ridursi ad una mera caccia al gettito ma invece deve focalizzarsi sul recupero del sommerso” conclude la Conzatti. 

Fonte: Today.it

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