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Futuro incerto per acqua, gas e rifiuti: 270 minacciano sciopero

Il motivo è la riorganizzazione del settore determinata dal referendum e dal decreto legislativo 138 del 2011, che comporta l'adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali alla normativa comunitaria

Ducentosettanta dipendenti di Dolomiti energia, che lavorano nei rami d'azienda del servizio idrico e igiene urbana (raccolta rifiuti), sono in fibrillazione. Il motivo è la riorganizzazione del settore - che dovrebbe avvenire tra marzo e agosto 2012 - determinata dal referendum sull'acqua pubblica e dal decreto legislativo 138 del 2011, che comporta l'adeguamento  della  disciplina  dei  servizi   pubblici locali alla normativa dell'Unione europea. Nel caso del Trentino, per il servizio di erogazione del gas, questa legge interviene suddividendo il territorio in tre ambiti distinti, che in futuro potrebbero essere scorporati e assegnati con gara ad un gestore privato. 

Acqua, luce, gas e rifiuti sono quindi al centro di una partita che si gioca su due livelli: quello politico e quello economico. Il timore, per i dipendenti, è quello di trovarsi nei prossimi mesi in un'azienda diversa, con uno stipendio ridotto. Motivo per cui i sindacati hanno già inviato tre lettere condivise al presidente della Provincia Dellai e al suo vice Pacher (che ha le deleghe in materia) per chiedere un confronto urgente e conoscere quali siano gli orientamenti della politica provinciale in merito ai cambiamenti normativi impellenti. Nessuna risposta, però, è ancora arrivata. Un atteggiamento che Alan Tancredi, della Uil, giudica "molto grave", una "mancanza di correttezza e di democrazia", visto che il confronto ancora non c'è stato.
 
A preoccupare i sindacati ci sono anche le incertezze sul fronte dei Comuni: Trento e Rovereto, in particolare, che negli utlimi giorni sembra abbiano preso direzioni differenti sul tema della gestione dei servizi. In particolare sull'acqua: se in Vallagarina si sta ancora lavorando, nel capoluogo il consiglio comunale una scelta pare l'abbia già fatta, decidendo di procedere all'acquisto dell'acquedotto (valutato 42 milioni di euro) ora in mano a Dolomiti Energia, società a maggioranza pubblica che gestisce i servizi a Trento, Rovereto e in altri comuni trentini (complessivamente sono 17).
 
I sindacati indicano come via maestra una multiutility su base regionale o quantomeno provinciale: un'azienda che gestisca i servizi essenziali in tutto il Trentino, in modo da fare "massa critica" e poter migliorare la gestione e contenere i costi. Se invece, sostengono le parti sociali, si andrà verso una ulteriore frammentazione del settore con piccole società che strizzano l'occhio al campanile (i comuni trentini sono 217), i costi - per gli utenti - non potranno che salire.
 
Di qui sorgono le preoccupazioni dei lavoratori, che vedono il loro futuro molto incerto. Lo stato di agitazione permamente non è ancora stato proclamato, ma solo perché i contratti prevedono che non si possa ricorrere a questo strumento nel periodo tra il 15 dicembre e il 7 gennaio. Dopo questa data, però, i sindacati non hanno dubbi: "Se non avremo nessuna risposta non potremo fare altro che iniziare uno sciopero permanente", promette il segretario generale della Uil Ermanno Monari.
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