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L'addio ad Agitu, il Trentino la saluta immerso nel dolore

Una cerimonia per salutare un'amica, una donna di grandi valori e d'esempio per tanti

È ancora fortissimo il dolore per la perdita di Agitu Ideo Gudeta, la donna brutalmente assassinata a fine dicembre da un suo collaboratore. Il freddo pungente ha accompagnato la cerimonia organizzata sabato 9 gennaio, al cimitero monumentale di Trento, per salutare un'ultima volta la pastora prima che faccia ritorno in Etiopia, dove verrà celebrato il funerale di Stato. Il dolore di questa atroce e prematura perdita è intensificato dalle restrizioni del periodo. Niente abbracci, quelli che spesso aiutano a sopportare un po' quella sensazione di sconforto e di smarrimento che ha provocato in molti la scomparsa di questa donna. 

«She was a sister» è una delle frasi che più sono state pronunciate dagli amici di Agitu alla sorella Bethlihem e al fratello Kuma, seduti in parte alla bara. Tante le parole di amore, ancora di più i ricordi che queste persone condividono con i fratelli di Agitu. Lei che era arrivata in Italia da ragazza, con una borsa di studio di una scuola cattolica ed era poi tornata in Etiopia per lavorare, perché in questo era molto brava e lo faceva con tanto amore, rispettando l'altro e la natura. Il suo sogno, però, ha trovato una base solida in Italia, a Frassilongo, un luogo che ha incantato anche la sorella che lo ha visto per la prima volta a gennaio. Per i suoi fratelli vedere dove Agitu aveva gettato le basi per la costruzione dei suoi sogni, ha reso ancora più reale quanto lei raccontava, con una sola visita hanno capito perché avesse scelto proprio quei luoghi. 

Tante le persone presenti sabato mattina, dal sindaco di Trento Franco Ianeselli, all'assessore provinciale Stefania Segnana, fino al presidente del Consiglio comunale, Paolo Piccoli. Dopo la celebrazione di un rito di benedizione da parte di due sacerdoti, dei ringraziamenti dei fratelli di Agitu, anche il sindaco Ianeselli è intervenuto per onorarne la memoria. «Quello che è avvenuto è stato qualcosa di atroce» ha affermato Ianeselli  «per Agitu, per tutta la comunità che si è sentita colpita e ferita in una maniera profondissima. Prima, i familiari, ci dicevano "grazie perché avete accolto Agitu". In queste giornate abbiamo capito che la ragione per cui noi eravamo così vicini a lei, le persone che l'hanno conosciuta direttamente, le persone che ne avevano sentite parlare, non è tanto perché noi avevamo accolto Agitu, ma perché Agitu aveva scelto di stare qui da noi». 

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