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Nuova proteina scoperta al Cibio di Trento: "Potrebbe essere un inibitore dell'HIV"

Pubblicati oggi sulla prestigiosa rivista "Nature" i risultati di una ricerca condotta da un team del Centro di Biologia Integrata di Trento. La scoperta di una proteina che funzione come potente inibitore di alcuni virus apre nuove porte alla ricerca sulla malattia più temuta

Il gruppo di ricerca del Cibio di Trento

Sono stati pubblicati oggi su "Nature", considerata la più presigiosa rivista mondiale per le scienze naturali, i risultati condotti dal Centro di Biologia Integrata di Trento che aprono le pore a nuove possibtilità di cura per la più terribile delle malattie, l'AIDS, che negli ultimi 35 anni ha causato circa 39 milioni di decessi in tutto il pianeta. La novità è costituita dalla scoperta di una proteina cellulare che funziona da inibitore naturale in grado di neutralizzare  alcuni gruppi di virus, tra cui l'HIV.

La capiacità di questo virus di causare la malattia è data dalla presenza di un suo componente, chiamato Nef. Il fatto è noto da almeno 20 anni e le ricerche incentrate sul modo di inibire questo componente. Da Trento arriva la scoperta di una proteina, chiamata Sernic5, che funzione da potente inibitore sullo sviluppo del componente patogeno.

"Quando una cellula è infettata con HIV inizia a produrre nuovo virus necessario per disseminare l’infezione a tutto l’organismo - spiega Massimo Pizzato, che ha guidato la ricerca al Cibio - Sernic5 è situata sulla superficie delle cellule e attende che il virus esca da queste per inserisi in esso e renderlo incapace di infettare nuove cellule. L’infezione così non si può propagare". 

"Tuttavia, nella continua guerra ingaggiata con le cellule, i virus hanno compiuto un passo in più, vincendo per ora la battaglia. Infatti, con la sua proteina Nef, HIV ha acquisito la capacità di rimuovere Sernic5 dalla superficie della cellula eludendo la sua azione antivirale. La nostra scoperta espone un tallone d’Achille del virus - continua Pizzato - Sernic5 è un agente estremamente potente. Stiamo ora lavorando per renderlo “invisibile” ad HIV e quindi per generare una difesa che il virus non possa più eludere. A quel punto avremo compiuto noi un passo fondamentale più avanti del virus".

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