Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca

Chico Forti non è ancora tornato in Italia: cosa succede

Maria, la madre di Chico, lancia un nuovo appello: «Non lo vedo dal 2008, ormai non mi resta molto tempo. È fondamentale l’intervento del Governo per sbloccare gli ostacoli burocratici»

Dov'è Chico Forti? Perché non è ancora tornato in Italia? Sono domande che vengono poste con sempre più frequenza dalle persone che seguono la sua storia. Non si hanno sue notizie da mesi ormai, dopo quella del suo trasferimento in un penitenziario della Florida. I riflettori accesi dal rumore mediatico che molti hanno fatto in questi anni riportando a galla la sua storia non devono essere spenti. Sono i familiari a chiederlo, ormai stremati dopo più di vent'anni dall'inizio dell'incubo. Era stato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, a dicembre del 2020 ad annunciare il ritorno di Chico in Italia. Il 62enne produttore televisivo e velista condannato all'ergastolo il 15 giugno del 2000 negli Stati Uniti d’America per l’omicidio di Dale Pike avvenuto il 15 febbraio di due anni prima. Una vicenda giudiziaria, la sua, sulla quale sono molti i punti di domanda.

Perché Chico non è ancora tornato in Italia?

Come riporta Today, il Governatore della Florida aveva accolto l’istanza di Chico di avvalersi dei benefici previsti dalla Convenzione di Strasburgo e di essere trasferito in Italia, ma poi la situazione sembra essersi arenata. I mesi passano e non c’è ancora una data ufficiale del ritorno. Gianni Forti, zio dell’imprenditore italiano, lancia un accorato appello attraverso le agenzie di stampa. Appello ripreso da gran parte del mondo mediatico italiano: «Chico ormai è allo stremo. Sì, è vero, è un combattente nato. Ma stavolta è al limite. In questi mesi di pandemia, abbiamo avuto anche problemi a sentirlo con continuità. È isolato dal mondo. Poco prima di Natale dell’anno scorso, il ministero degli Esteri aveva annunciato che il trasferimento in Italia ormai era cosa fatta. Bene - continua - ad oggi solo silenzio. Questa tragedia familiare, oltre che giudiziaria, non ha fine. A questo punto siamo costretti a chiedere al governo risposte certe».

A cosa è dovuto il ritardo dopo l’annuncio di Di Maio? Burocrazia: i documenti che il dipartimento della giustizia degli Stati Uniti avrebbe dovuto mandare al ministero della Giustizia per accordarsi sulla commutazione della pena e relativo trasferimento, non sarebbero mai arrivati a Roma. «Senza questi documenti Chico non può rientrare» continua Gianni Forti. «Dall’annuncio del ministro Di Maio sembrava che sarebbero passate poche settimane, lo aspettavamo il 14 febbraio per il compleanno della mamma che ha compiuto 93 anni, poi a Pasqua, infine a maggio. Invece, ancora niente. Siamo fermi al palo».

Chico è ancora detenuto in un carcere statale della Florida

«L’ultima mail di Chico Forti» prosegue lo zio «è della settimana scorsa: si trova ancora in un carcere statale della Florida. Per l’estradizione in Italia deve essere prima trasferito in una prigione federale dal Dipartimento di giustizia americano. Se il governo italiano non sollecita gli americani, loro di certo non si fanno prendere dalla fretta. La Farnesina ha fatto il suo lavoro, ora deve farlo il ministero della Giustizia. Se la prima lettera alle autorità americane non ha avuto risposta, spero che la ministra Cartabia ne invii un’altra. Ormai le mail di Chico arrivano a singhiozzo. Nell’ultima, a parte cose personali, ha scritto che ha piena fiducia che le istituzioni italiane accorceranno il più possibile la sua attesa. Ma si capisce che è una situazione atroce».

Il collegamento tra Chico e la vittima stava nei rapporti che l'ex produttore televisivo aveva instaurato con il padre di Dale, Anthony Pike, per una compravendita del Pikes Hotel, a Ibiza. Il 15 febbraio del 1988 il corpo del figlio del venditore venne trovato senza vita sulla spiaggia di Sewer Beach a Miami e nonostante Chico si sia sempre dichiarato e tuttora afferma di essere innocente, finì dietro alle sbarre. Il 15 giugno 2000 l'ex produttore televisivo e velista è stato condannato all'ergastolo per un delitto del quale si è sempre professato innocente. «Non conoscevo Dale, non avevo motivi per eliminarlo» ha sempre detto Chico Forti.

Anche la mamma Maria, 93 anni, lancia un nuovo appello: «Non lo vedo dal 2008, ormai non mi resta molto tempo. È fondamentale l’intervento del Governo per sbloccare gli ostacoli burocratici». Chico da mesi aspetta da un giorno all'altro la buona notizia. L'attesa però sta diventando infinita.

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