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Venerdì, 3 Dicembre 2021
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Effetto Green Pass e contagi: ecco cosa dicono i numeri

L'aumento dei tamponi per ottenere il Green Pass dopo il 15 ottobre "ci aiuta a identificare persone infette che altrimenti continuerebbero a contagiare", spiega Roberto Battiston, professore di fisica all'Università di Trento

Quasi una settimana dall'estensione dell'obbligo di possedere il Green pass e gli esperti iniziano a condividere riflessioni su quanto sta accadendo un po' in tutta Italia: code davanti alle farmacie per effettuare un tampone ogni 48 ore, medici di base che raccontano un aumento di richieste per i certificati di malattia e innalzamento delle richieste di ricevere il vaccino

"L'effetto Green Pass è impressionante: ci sta permettendo di individuare i non vaccinati infetti" dice in un'intervista a Repubblica Roberto Battiston, professore di fisica all'Università di Trento. "Questa pesca a strascico sta intercettando un numero di infetti che altrimenti continuerebbero a contagiare. È importantissimo, perché misura in modo oggettivo la presenza dell'epidemia nella popolazione non vaccinata, difende i luoghi di lavoro dall'inserimento di persone contagiose, riduce significativamente l'epidemia nel Paese, perché per la prima volta fa un tracciamento sistematico, non collegato al tracing". 

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Per Battiston, "stiamo assistendo a un effetto collaterale dell'obbligo di Green Pass, un effetto molto positivo, ma sul quale non si è riflettuto abbastanza".
"L'obbligo del pass per accedere ai posti di lavoro ha spinto centinaia di migliaia di persone non vaccinate a sottoporsi al tampone. Negli ultimi 7 giorni sono stati fatti circa un milione e 800 mila tamponi, una parte ripetuti, in più rispetto alle tre settimane precedenti", sottolinea. "Questo ha prodotto un chiaro aumento, valutabile nel 10%, degli infetti rivelati, l'incidenza, rispetto a quelli che ci si attendeva proiettando i dati dei giorni precedenti".

Battiston ha calcolato "circa 2300 casi in più su un milione di tamponi". "È un numero piccolo, dell'ordine del 2 per mille, ma fa emergere per la prima volta una foto istantanea della diffusione del coronavirus", insiste. "Da un giorno all'altro abbiamo avuto una verifica fatta su circa un milione di persone, persone che altrimenti non avremmo mai raggiunto, e questo senza che fosse effettuato un tracing, procedura che tende ad aumentare la percentuale dei positivi rivelati".

Dieci giorni fa Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Microbiologia Molecolare all'Università di Padova, aveva notato come in Italia a fronte di 30-40 decessi al giorno ci fosse ufficialmente "un numero ridicolo di infezioni" "Evidentemente - ha detto Crisanti - c'è una discrepanza ingiustificabile perché in tutti gli altri paesi d'Europa e del mondo c'è un rapporto di uno a mille rispetto ai numeri dei casi e dei decessi, quindi dovremmo avere anche noi un numero molto più grande di contagi e non si capisce situazione".

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"La gente pensa 'abbiamo 1000 casi, è finito tutto', invece non è finito tutto - diceva Crisanti -  Quello che conta è chi fa i tamponi, se noi nel computo mettiamo tutta la gente che si fa il tampone perché deve andare a lavorare, fa il tampone per lasciapassare sociale, è chiaro che lì le incidenze sono bassissime. Invece se i tamponi vengono usati, ad esempio per la sorveglianza nelle classi, il risultato è completamente diverso. In genere bisogna prendere il numero di decessi, dividerlo per due e moltiplicarlo per 1000, quindi avendo tra i 30 e 40 decessi avremmo tra i 15mila e i 20 mila contagiati in Italia". 

Fonte: Today.it

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