Salute

Covid e variante brasiliana, Crisanti non molla: «lockdown duro»

Un giovane uomo è stato ricoverato in via precauzionale, positiva anche la moglie in maniera più "debole" verrà sottoposta ad altro tampone

Covid, vaccini e varianti. È quasi un anno ormai che l'Italia e il resto del mondo sono piombati nell'incubo. La campagna vaccinale è partita a fine dicembre e dopo meno di un mese ci sono state diverse criticità, alle quali si sono affiancate le varianti del virus: inglese e brasiliana. Su quest'ultima, come sempre, sono diversi gli esperti che si sono pronunciati. Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia dell'ateneo cittadino ha spiegato all'Adnkronos che il primo caso di variante brasiliana in Italia per adesso non dovrebbe preoccupare, «ma è un segnale del fatto che non siamo difesi dalle varianti di Sars-CoV-2. E visto che sembra da alcuni primi studi che quella brasiliana risponda meno al vaccino, se si incominciano a vedere casi dispersi in tutta Italia e qualche cluster bisogna agire con prontezza. Soprattutto se si conferma una minore protezione da parte del vaccino, mi dispiace ma rimane solo un'opzione: bloccare tutto». L'invito rimane invariato ed è quello di mantenere alto il livello di attenzione.

«Se è un caso isolato va bene e rimane tale - prosegue Crisanti -, ma se si incominciano a vedere più casi e si dovesse vedere che la variante brasiliana è effettivamente resistente al vaccino allora rimane solo un'opzione, ripeto: bloccare tutto per impedire che si diffonda. Significa lockdown duro, non con le zone rosse. Non possiamo permetterci di mandare all'aria il vaccino. Non scherziamo». A preoccupare il microbiologo, sottolinea Todaysarebbero alcuni lavori condotti sulla variante in questione che mostrerebbero che «i sieri dei vaccinati hanno una limitata capacità di bloccarla. Da un punto di vista epidemiologico non si sa quanto effettivamente siano resistenti i vaccinati alla variante, è un'informazione ancora tutta da acquisire - puntualizza - ma sembra che gli anticorpi abbiano una capacità del 30%", diminuita cioè del 70%. "Questo non vuol dire che le persone immunizzate non dimostreranno poi di resistere agli attacchi della variante brasiliana, ma se dovesse essere così sarebbe un problema: se incominciasse a diffondersi e si vedesse qualche impatto sui vaccinati, il discorso cambierebbe e si farebbe più allarmante».

Il primo caso in Italia

Pare che il primo caso di variante brasiliana del Sars-Cov-2 sia stato individuato lunedì 25 gennaio, a Varese. È un uomo del 1987, rientrato in Italia dopo una permanenza di qualche mese in Brasile per motivi di famiglia. Oltre a lui, anche la moglie sarebbe risultata positiva, ma in maniera più debole, verrà sottoposta ad altro tampone. La figlia della coppia è risultata, invece, negativa al tampone. L'uomo sarebbe stato ricoverato solo in via precauzionale, lo ha infatti spiegato il direttore Malattie infettive dell'Asst Sette Laghi, Paolo Grossi ad Adnkronos Salute: «È un giovane brasiliano, canta e ascolta musica, si chiede perché debba rimanere ricoverato qui in ospedale a Varese stando bene. Ma noi lo abbiamo ospedalizzato immediatamente appena è stata individuata la variante perché, dal momento che sembrerebbe essere maggiormente diffusiva, vogliamo evitare che si possano innestare dei focolai. E' pertanto super isolato in ospedale, in stanza singola e con precauzioni particolari». 

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