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Parto indolore, Ferrari (Pd) contro Rossi (Patt)

La consigliera provinciale: "Inaccettabile che ci si trovi nella situazione in cui le donne trentine debbano sborsare, ovviamente potendoselo permettere, una cifra consistente per avere una anestesia a pagamento"

Nel vedere che una struttura privata del capoluogo, l'ospedale San Camillo, offre un servizio che il pubblico non fornisce - cioè il parto indolore o in acqua - Sara Ferrari del Pd ha presentato un'interrogazione a risposta immediata per chiedere chiarimenti all'assessore alla salute Ugo Rossi. Nell’ ottobre scorso, in quarta commissione legislativa, la consigliere provinciale del Pd Sara Ferrari aveva  infatti presentato una proposta di legge contenenti  “Disposizioni in materia di parto fisiologico indolore”, un ddl che prevedeva, tra l'altro, anche l'introduzione della possibilità, per le donne trentine, di scegliere un trattamenti farmacologico per diminuire i dolori al momento del parto.

Nel corso di una audizione era intervenuto anche l’assessore alla salute e alle politiche sociali, che aveva  chiesto a Ferrari di sospendere l’iniziativa legislativa perché si sarebbe fatto carico di rendere effettiva la richiesta di garantire alle donne trentine la reale possibilità di scegliere il parto indolore, attraverso un percorso più rapido dell’iter legislativo: cioè tramite una delibera della giunta che in tempi rapidi avrebbe dato mandato all’Azienda sanitaria di organizzare il servizio almeno al Santa Chiara di Trento e, forse, anche al Santa Maria del Carmine di Rovereto. Il servizio viene infatti tuttora offerto solo in alcuni ospedali di valle (Cles, Tione ed Arco).
 
Oggi, però, è uscita la notizia che l’ospedale San Camillo (che è comvenzionato), si sta organizzando per dare alle donne servizi che il pubblico non offre: il parto in acqua e l’anestesia epidurale. Quest’ultima offerta a pagamento per un costo non ancora fissato ma indicativamente oscillante tra i 500 e i 1000 euro. Mentre non risulta alcuna proposta in elaborazione presso l’assessorato alla salute e alle politiche sociali e nemmeno dentro la struttura  Ospedaliera Santa Chiara si è mosso assolutamente nulla.
 
Inoltre, fino a qualche tempo. fa nel reparto di ostetricia e ginecologia di Trento il servizio di anestesia epidurale veniva fornito, su richiesta delle pazienti, solo nella casualità che vi fosse un anestesista libero, disponibile e nelle capacità di eseguire quella operazione, dunque non rispondendo con certezza alle richieste delle donne trentine.
 
Dopo quattro mesi in cui non si è mosso nulla e il privato ha "superato" il pubblico nell'offerta, malgrado vi fosse una proposta organica in quella direzione, Sara Ferrari ha quindi scelto la via dell'interrogazione in consiglio provinciale, affidando ad una nota il suo disappunto: "Addirittura risulta che oggi, per evitare quella discriminazione l’epidurale non viene più offerta a nessuna partoriente che si rechi nel maggior ospedale della Provincia, quello che ha in assoluto la maggioranza dei parti in Trentino", scrive Ferrari.
 
Che aggiunge: "Risulta incomprensibile perché ancora nulla si sia mosso sul versante pubblico ed è inaccettabile che ci si trovi nella situazione in cui le donne trentine, che vogliano partorire senza dolore, debbano intraprendere, nella delicata situazione dell’imminenza del parto, un viaggio verso gli ospedali di valle o sborsare, ovviamente potendoselo permettere, una cifra consistente per avere una anestesia a pagamento (oltretutto solo in orario diurno) presso l’ospedale privato convenzionato".
 
 
 
 
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