Lettera aperta del senatore Franco Panizza al ministro Elena Boschi

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrentoToday

Lettera aperta al Ministro Boschi

Gentile Ministro,

è vero: ci troviamo in una fase storica in cui ogni forma di privilegio deve essere stanata. 

Così come è vero che se vogliamo che l'Italia esca dalla crisi, bisogna puntare tutte le nostre carte sul merito e sull'eccellenza. 

Mi permetta perciò di dirle che il Suo errore è pensare che le Autonomie speciali appartengano alla prima e non alla seconda categoria. 

Vede, cara Ministro, durante il fascismo, in queste terre si perpetuò un tentativo di soppressione linguistica e identitaria, tentativo che ebbe una coda anche nel dopoguerra, con annessa scia di dolore e disperazione, attentati, decine di feriti, tanti innocenti che persero la vita.

L'Autonomia fu la risposta che la politica seppe dare, tessendo giorno dopo giorno una sapiente e delicata tela istituzionale che ha reso le nostre terre un posto di felice coabitazione tra gruppi linguistici e culture diverse, un modello di convivenza che è diventato tale per tutte quelle zone del mondo dove ancora oggi si è alla ricerca di un simile equilibrio.  

L'Autonomia ha rappresentato la leva "morale" che ha permesso a una delle popolazioni più povere d'Italia di divenire una delle più virtuose, lasciandosi finalmente alla spalle la condanna all'emigrazione che fino a qualche decennio fa ha riguardato un trentino su quattro.   

E lo ha fatto non, come una certa e rozza vulgata vorrebbe insinuare adesso, perché nelle pieghe della necessità storica e politica, abbiamo goduto di privilegi finanziari e amministrativi, ma perché abbiamo gestito in maniera accorta le nostre risorse, mettendo sempre al centro l'interesse collettivo.

L'Autonomia significa innanzitutto assunzione di responsabilità e molto spesso, mi creda, sarebbe molto più comodo lasciare le responsabilità allo stato centrale, sarebbe molto più comodo avere qualcuno con cui prendersela se qualcosa non funziona come dovrebbe. 

E invece oggi la terra dove più si investe in innovazione, dove più alta è la qualità dei servizi, dove forte è il senso di solidarietà e di fratellanza, visto che lo 0,25% del nostro bilancio provinciale viene investito in progetti di cooperazione internazionale.

Tutto questo accade perché il livello di evasione fiscale, di ore di malattia e di permesso dei nostri dipendenti pubblici sono radicalmente inferiori rispetto alla media nazionale, perché siamo una terra dove di scandali e di sprechi vi è una traccia molto ma molto flebile, se confrontata a quella che - ahinoi - si paventa periodicamente in altre parti del Paese. 

Siamo una terra così e riusciamo ad esserlo nonostante i dati sul residuo fiscale, quelli che dicono che versiamo allo Stato più di quello che riceviamo in termini di servizi e infrastrutture. 

Quale sarebbe quindi il privilegio, signor Ministro, se non quello di essere una comunità operosa e onesta, che si rimbocca sempre le maniche, che possiede un volontariato radicato e attivo, elogiato in tutto in mondo, che crede nel valore della cooperazione, che chiede nuove responsabilità per poter essere sempre più artefice del proprio destino? 

Ecco, signor Ministro, il punto dirimente è questo e non riguarda solo del futuro delle Province Autonome, quanto quello del Paese: non possiamo tollerare che tutto quello che abbia le apparenze di un privilegio, non meriti neppure una qualche forma di approfondimento o di più esaustiva comprensione. 

Lei signor Ministro riveste una carica autorevole e delicata e sono certo che, proprio per questa responsabilità, capirà quanto le sto esponendo e saprà anche distinguere le autonomie virtuose da quelle che invece non hanno voluto assumersi le responsabilità ma hanno goduto dei benefici. 

Oggi muoversi contro le autonomie speciali vuol dire impoverire il Paese, vuol dire privarlo di un modello di governo e di un laboratorio in grado di tracciare la strada per uscire dalla crisi.   

Noi autonomisti siamo fermamente convinti che l'Italia saprà ritrovare quella fiducia tanto auspicata dal Presidente Renzi, se ciascun territorio sarà in grado di far vivere la propria vocazione, se assumerà su di sé le dovute responsabilità sentendosi e vivendosi come artefice del proprio destino. 

L'Italia, è uno straordinario miscuglio di identità e di storie, di culture, di tradizioni, di saperi. è questo il motivo per cui viene apprezzata in tutto il mondo. 

Vogliamo omologare quello che è, a nostro parere, è il più importante fattore di competitività del Paese? O non vogliamo invece fare in modo che ogni comunità si senta artefice del proprio destino rimettendo in circolo diritti ma anche doveri, meriti ma anche responsabilità? 

La storia delle nostre autonomie speciali è lì ad insegnarcelo.  

Sono certo che Lei saprà comprenderlo e sarei felice di poterLa incontrare per illustrarle meglio la nostra situazione e poterle far comprendere lo straordinario portato sociale della nostra speciale autonomia. 

In attesa di una Sua risposta, colgo l'occasione per  per inviarLe la pubblicazione "Autonomia: storia e significati" edita dalla Provincia Autonoma di Trento e distribuita in occasione dell'ultima festa dell'autonomia: sono certo che sarà foriera per Lei di preziose riflessioni per il Suo autorevole incarico.

Con le mie più vive cordialità,

Sen. Franco Panizza  

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