Case Itea solo ai "trentini", i sindacati: "Così non si risolvono i problemi, servono più case"

Più case, non meno aventi diritto: questa la denuncia di Cgil, Cisl e Uil dopo le norme che taglierebbero fuori 800 domande

Dieci anni di residenza in Italia di cui almeno gli ultimi 3 in Trentino: con i nuovi criteri per l'assegnazione delle case popolari in Trentino, varati dalla Giunta leghista, sarebbero circa 800 le domande escluse di default dalla graduatoria per l'alloggio pubblico. I sindacati non ci stanno e denunciano di essere stati respinti dall'assessore Segnana, che nonostante la richiesta di un incontro urgente non li avrebbe mai ricevuti. Il caso molto probabilmente finirà anche in Tribunale, perchè uno straniero, residente da anni in Italia, ha deciso di citare a giudizio la Provincia. Come se non bastasse anche il Governo ha minacciato di impugnare la legge.

"Non è tagliando fuori le famiglie extracomunitarie dalle graduatorie per il sostegno al canone d’affitto e dalle graduatorie Itea che si risolve il fabbisogno abitativo dei trentini - scrivono in una nota congiunta Cgil Cisl Uil del Trentino - l’unica strada per dare risposte ai cittadini è avviare una coraggiosa politica della casa, investendo sulla nuova costruzione di alloggi pubblici e sulla ristrutturazione del patrimonio esistente".

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Cgil Cisl Uil rilanciano anche la proposta dell’Osservatorio sulle politiche abitative. “Doveva rappresentare il primo punto di partenza per avviare una riflessione costruttiva e oggettiva sulle politiche abitative, ma non è stato ancora avviato alcunché. Sollecitiamo nuovamente assessorato e Itea a prendere in mano questa partita, aprendo un confronto con le parti sindacali nel tentativo di costruire insieme risposte efficaci e non solo di mera propaganda”.

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