Giovedì, 28 Ottobre 2021
Economia

Reddito di cittadinanza sempre al centro della discussione: cambiamenti

Tra chi ne chiede modifiche, chi la superazione e chi lo difende con forza nonostante le criticità, il sussidio continua a essere al centro del dibattito: cosa succederà nei prossimi mesi?

È sempre al centro delle discussioni: il reddito di cittadinanza. Nel dibattito politico c'è chi ne chiede modifiche, chi la superazione e chi lo difende con forza nonostante le criticità. Che la misura non piaccia a tutti è assodato, ma fin da quando è nata. 

Fico: "Il reddito di cittadinanza non sarà depotenziato"

"La misura può essere ampliata, migliorata, ma non depotenziata - ha detto ieri il presidente della Camera, Roberto Fico - Una questione di civiltà, soprattutto in un momento così difficile delle nostre vite, perché il reddito di cittadinanza aiuta i più deboli. Noi difenderemo strenuamente il reddito non per salvare una bandiera, ma per quello che ha significato per milioni di famiglie italiane. Persone e dati reali. Siamo aperti a qualsiasi discussione per migliorarlo, ma se qualcuno vorrà cancellarlo faremo le barricate. Le parole di Draghi dimostrano che non ce ne sarà bisogno".

Come riporta Today, venerdì il presidente del Consiglio Mario Draghi ha detto che "è troppo presto" per parlare di possibili modifiche allo strumento del reddito di cittadinanza, che garantisce un sussidio alle persone disoccupate o con un reddito sotto una certa soglia. Draghi ha anche aggiunto: "Il concetto alla base del reddito di cittadinanza io lo condivido appieno".

Negli scorsi giorni il leader di Italia Viva Matteo Renzi aveva proposto di abolirlo in toto e aveva parlato di una possibile raccolta firme per un referendum abrogativo. Scenari, al momento, e nemmeno così realistici. Nulla di più. 

"Riformiamo davvero il reddito di cittadinanza, cambiando questo sistema che crea diritti diversi e uguale ingiustizia: un unico tipo di ammortizzatore sociale per ogni cittadino italiano, quale che sia l'impresa per cui lavora e il suo ruolo. Quale che sia il suo contratto" scrive il presidente della regione Liguria Giovanni Toti sulla sua pagina Facebook. "E per prendere questo sussidio - prosegue - frequenza obbligatoria a corsi di formazione e stage aziendali. E sospensione dello stesso anche per lavori stagionali: se uno lavora quattro mesi, per quei quattro mesi prende lo stipendio, poi, quando resterà a casa, ripartirà il reddito dello stato e allo stesso tempo la formazione per un nuovo lavoro. Questo è uno strumento degno di una Repubblica fondata sul lavoro. Questo vorremmo che facesse il Governo Draghi".

"Reddito di emergenza ha coinvolto 1,1 milioni di individui. Contando pure il Rdc di cui durante la pandemia hanno beneficiato 3,7 milioni di persone, col governo Conte II abbiamo aiutato quasi 5 milioni di cittadini in povertà. Su questo fronte non sono ammissibili passi indietro" commenta su Twitter Nunzia Catalfo, senatrice M5S ed ex ministro del Lavoro.

Sulla stessa lunghezza d'onda è la capogruppo di LeU al Senato Loredana De Petris: "Il Reddito di Cittadinanza può certamente essere migliorato purché per miglioramento non s'intenda una riduzione della platea che ne usufruisce o, peggio, un tentativo camuffato di abbandonarlo. E' vero invece che bisogna sganciarlo dalle politiche attive del lavoro, perché in questo senso non ha funzionato né poteva funzionare perché è uno strumento che risponde a esigenze diverse. Spero che nessuno dimentichi che grazie al Reddito di Cittadinanza un milione e 300mila persone sono uscite dalla condizione di povertà e indigenza e che durante la pandemia, senza questo strumento indispensabile del resto adottato in quasi tutti i Paesi dell'Unione, ci saremmo trovati in una vera e propria tragedia sociale", conclude De Petris.

Come cambierà il reddito di cittadinanza

"Ha fatto bene il presidente del Consiglio a difendere il principio alla base del reddito di cittadinanza, perchè "dare sostegno ai cittadini in stato di povertà è giusto e lungimirante" sosteneva ieri la vicesegretaria del Pd Irene Tinagli, in un'intervista a Repubblica, in cui precisa che "condividere il principio non significa rinunciare a migliorare uno strumento necessario per evitare l'aggravarsi della questione sociale", ad esempio "rivedendo i criteri di accesso alla misura". In ogni caso, "sbaglia chi dice serva solo a chi non vuole rimboccarsi le maniche". Alle critiche di Salvini, Tinagli ribatte: "Siccome la Lega lo ha votato quando era al governo con il M5S, adesso ci deve spiegare perché nel 2019 andava bene e ora non più. È una cosa paradossale, anche se Salvini ci ha abituati alle contraddizioni", afferma Tinagli. Mentre il referendum abrogativo proposto da Renzi è per Tinagli "una posizione incomprensibile da parte di un ex premier che a suo tempo aveva promosso uno strumento come il Rei, il reddito di inclusione".

Che nel corso del tempo ci saranno alcune modifiche appare ovvio, naturale, fisiologico. Già, ma quali saranno queste modifiche? Tinagli ragiona: "In alcune aree del Paese non copre fasce importanti della popolazione in difficoltà. I criteri di accesso alla misura sono infatti diversi da quelli che determinano lo stato di povertà assoluta. Al Nord, per esempio, non si tiene conto di fattori decisivi come il costo vita più elevato o l'incidenza di lavoratori di origine straniera".

Una proposta di modifica, idea del ministro del Lavoro Andrea Orlando, sarebbe quella di legare il sussidio a corsi di formazione e riqualificazione professionale. Una fusione col reddito di emergenza è un'altra ipotesi, ma non è chiaro come potrebbe in concreto realizzarsi senza creare disomogeneità.

Si discute poi sui requisiti di accesso al sussidio, alcuni considerati troppo stringenti, come l'obbligo di residenza di 10 per gli stranieri, l'assenza di differenziazione regionale, ma anche il moltiplicatore troppo basso per le famiglie numerose. Insomma, da settembre si entra nel vivo e in vista del 2022 le modifiche potranno esserci davvero.

Così come è certo che ci saranno frizioni e polemiche, perché da Fratelli d'Italia (primissimo partito nei sondaggi) il reddito di cittadinanza continua a essere definito (ultima ieri la vicepresidente al Senato Isabella Rauti) "paghetta di Stato che non produce lavoro ma assistenzialismo".

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