Economia

Lavoro nero, in Trentino stimati quasi 27mila irregolari. I sindacati: "Numeri inaccettabili"

Secondo l'ultimo report della Cgia, il sommerso genera circa 760 milioni di euro di mancati introiti

Secondo l'ultimo report pubblicato dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre, il lavoro nero in Italia produce ben 77,8 miliardi di valore aggiunto. Una piaga sociale ed economica, sottolinea l'associazione di artigiani e piccole imprese, presente su tutto il territorio nazionale, anche se con pesi specifici diversi da regione a regione. 

Non fa eccezione la Provincia autonoma di Trento, anche se ci troviamo nella parte bassa della classifica: stando ai dati riportati nel documento (aggiornati al gennaio 2019), i lavoratori irregolari sono quasi 27mila, il 10% del totale. In Trentino dunque, l'economia sommersa conta per un 4,1% di valore aggiunto, pari ad oltre 760 milioni di euro che sfuggono al fisco provinciale, e dunque rappresentano un mancato gettito anche per le casse della Provincia.

Per dare un'idea, in tutta Italia sono oltre 3 milioni i lavoratori in nero, un settore che "produce" quasi 78 miliardi di euro.

"Dati inaccettabili per il Trentino. Serve potenziare il servizio ispettivo e tagliare ogni sussidio a chi occupa lavoratori in nero" commentano i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil. Secondo i sindacati, il fenomeno colpisce soprattutto nelle aziende piccole e piccolissime, nei settori più frammentati e nel sistema degli appalti privati: "La Giunta Fugatti segua l’esempio del Governo Draghi che punta a rafforzare il sistema dei controlli e delle ispezioni".

Secondo i segretari Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Cisl) i dati diffusi dalla Cgia di Mestre non sono accettabili per il Trentino, ancor più oggi che si rafforzano i segnali di ripresa economica e mentre il sistema locale si prepara a beneficiare degli ingenti investimenti del Recovery Plan: "Dati da maglia nera che non possono essere presi alla leggera o giustificati in alcun modo. Il Trentino si posiziona in coda alle realtà del Nord Est, dopo Bolzano, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia. Peggio di noi, a livello dell’Italia Settentrionale, solo Liguria e Val d’Aosta".

I segretari sottolineano come il lavoro nero e grigio provochi un grave impatto su più fronti: "In primo luogo sulle condizioni di lavoro degli stessi addetti, in primis quelle legate alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Ma l’impatto è anche economico. Riguarda la concorrenza sleale tra le imprese e l’accesso ai benefici del welfare locale – osservano Grosselli, Bezzi e Alotti – che, per molti aspetti, in Trentino è fondato sulla rilevazione della situazione economica".

Se i redditi sfuggono alla rilevazione, chi lavora in condizione irregolare risulta quindi più povero di quello che è nella realtà: "E allo stesso tempo viene meno il gettito fiscale, con un impatto ulteriore sui servizi pubblici". Tra le osservazioni, anche quella che riguarda la composizione sociale del lavoro irregolare: "Spesso si tratta di lavoratori stranieri, ai quali viene così impedito di accedere ai percorsi di integrazione".

Per i sindacati, "serve una lotta senza quartiere contro questo fenomeno, senza cedere alla logica che sia inevitabile una sacca di lavoro nero o grigio. Tutto il sistema, parti sociali, imprese e governo locale, devono agire congiuntamente con l’obiettivo di alzare una diga contro lo sfruttamento del lavoro soprattutto nei settori più esposti: si tratta per lo più delle piccole e piccolissime imprese, dei settori più frammentati come l’agricoltura, il turismo, gli appalti privati di servizi. Serve aumentare i controlli ed escludere le aziende che occupano lavoratori in modo irregolare da ogni sostegno pubblico. Va bene far dialogare le banche dati come suggerito recentemente dall’assessore provinciale Spinelli, ma nessuna intelligenza artificiale riuscirà mai a sconfiggere il lavoro nero. Serve quindi potenziare il personale del Servizio Lavoro dedicato alle mansioni ispettive, che oggi risulta fortemente sotto organico. Ricordiamo – concludono i segretari di Cgil, Cisl e Uil – che lo Stato sta agendo proprio in questa direzione, anche tramite l’attuazione del Pnrr, e il Trentino non può rimanere indietro e rappresentare il fanalino di coda delle regioni del Nord".

La tabella pubblicata dalla Cgia

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