Pubblici esercizi: anche fare il barista o il ristoratore è 'lavoro usurante'

Il presidente Buratti ha lanciato la proposta nel corso dell'assemblea annuale dell'Associazione dei pubblici esercizi: si tratta di un settore particolare, attivo nei momenti di svago e relax degli altri settori

"La questione delle domeniche aperte che i nostri colleghi del commercio stanno affrontando in questi mesi, per noi è un problema praticamente inesistente: il nostro lavoro è quasi sempre 7 giorni su 7, giorno e notte, festività comprese, salvo rare eccezioni. Per questo credo sia sensato iniziare a parlare di 'lavoro usurante' anche per il lavoro nel nostro settore. Chi lavora in un pubblico esercizio deve modificare gran parte della propria vita sociale e degli svaghi che normalmente sono concessi a chi fa lavori – per così dire – diurni". Il presidente Giorgio Buratti ha lanciato la proposta nel corso dell’assemblea annuale dell’Associazione dei pubblici esercizi del Trentino, svoltasi martedì nella sede di Confcommercio Trentino.

"Attualmente una buona parte dell'occupazione in forza al nostro settore, e non solo loro, considera il proprio lavoro come residuale rispetto ad altre opportunità di carriera. Sono davvero pochi coloro che scelgono di lavorare nel nostro settore per passione e volontà. Questa impostazione fa sì che l’attrattività del lavoro nel nostro settore sia molto bassa. In effetti, si tratta di un settore particolare, attivo nei momenti di svago e relax degli altri settori", ha argomentato Buratti nel suo intervento. Da qui la proposta di classificare come 'usurante' il lavoro del barista e del ristoratore. "L’introduzione di questo tipo di tutela, applicata ad un settore, consentirebbe, oltre a riconoscere una effettiva usura nello svolgimento di questa professione, di garantire un livello di attrattività decisamente superiore, assicurando al settore risorse motivate e preparate, per un welfare migliore, più specifico, per un settore che merita più attenzione", ha sottolineato ancora Buratti nel suo intervento.

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Buratti ha poi auspicato un salto in avanti della categoria: "Credo sia giunto il momento di cominciare a mettere le basi per una nuova sensibilità delle nostre aziende verso tutto ciò che possiede una certificazione di qualità e di autenticità, a partire proprio dai prodotti del nostro territorio. Un’azione di marketing che non è soltanto di facciata ma che riguarda profondamente l’assetto della nostra offerta sono sicuro potrà ottenere risultati sorprendenti, grazie anche all’azione sinergica degli altri canali di promozione del Trentino. I tempi, come dicevo, sono maturi e se servirà compiere anche un’azione di sensibilizzazione verso l’amministrazione pubblica non ci tireremo indietro. Anzi, vorremmo che proprio il decisore pubblico sposi la nostra idea e si faccia promotore, assieme alla nostra associazione, di questa innovazione cercata. Una innovazione che non si limita soltanto ai prodotti ma che potrebbe anche riguardare, ad esempio, le fonti energetiche ed i rifiuti. Favorire l’impiego di energia proveniente da fonti rinnovabili è un modo per conferire ulteriore credibilità al progetto e fare qualcosa di profondamente sensato anche per le generazioni future".

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