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Pressione fiscale, per il "Sole" Trento è città virtuosa

Il quotidiano economico ha messo a confronto il prelievo sugli immobili (Imu) e sui redditi (addizionale Irpef) di quaranta capoluoghi italiani. Trento non ha l'addizionale Irpef e ha contenuto le aliquote Imu

Secondo il Sole 24 ore, Trento continua ad essere una delle città più virtuose in Italia per quanto riguarda la pressione fiscale. In un articolo pubblicato sul giornale in edicola oggi, il quotidiano economico ha messo a confronto il prelievo sugli immobili (Imu) e sui redditi (addizionale Irpef) di quaranta capoluoghi italiani. Dall'analisi dei dati, risulta che Trento è tra i Comuni virtuosi innanzitutto perché non ha l'addizionale Irpef e poi perché ha contenuto le aliquote dell'Imu.

In particolare, per quanto riguarda la prima casa, a Trento l'aliquota Imu è dello 0,4 per cento, contro lo 0,5 di Genova, Reggio Emilia, Torino e Benevento o lo 0,6 di Rovigo e Roma. Da ricordare che l'Amministrazione comunale trentina ha scelto di favorire le famiglie, aggiungendo alla detrazione di 200 euro per l'abitazione principale altri 50 euro di detrazione per ogni figlio.
 
Per quanto riguarda gli immobili diversi dalla prima casa, compresi i negozi, l'aliquota di Trento è dello 0,783, dunque poco superiore al minimo dello 0,76. Sono molte le città ad avere alzato l'aliquota: Monza (0,84), Ferrara (0,9), Reggio Emilia (0,96), Forlì (0,98), Firenze (0,99). C'è anche chi, come Genova, Bergamo, Caserta, Latina, Parma, Pesaro e Bologna, ha adottato l'aliquota massima dell'1,06, che a Trento è in vigore solo per le case sfitte.
 
Infine, come noto, Trento non ha adottato l'addizionale Irpef. Ci sono alcuni Comuni che, oltre ad aver adottato aliquote molto alte per l'Imu, hanno aumentato anche l'addizionale Irpef: in particolare Bergamo, Caserta, Latina, Parma e Pesaro hanno l'Imu massima per gli immobili diversi dalla prima casa e l'addizionale Irpef allo 0,8, seppure con esenzioni diversificate in base al reddito.
 
Da notare che per gli immobili diversi dalla prima casa il Comune incassa solo la metà, perché l'imposta è compartecipata dallo Stato. Dunque, l'aumento rispetto agli anni scorsi si traduce sì in un maggiore esborso per il cittadino, ma non comporta maggiori incassi per il Comune. 
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