Cronaca Via Edmund Mach, 1

Alla FEM si studia il "pasto" delle zecche per conoscere come si trasmettono le malattie

Le zecche si nutrono solamente una volta all'anno, ovvero nella vita, e quel "pasto" potrebbe rivelare molte informazioni utili per conoscere meglio i modi di trasmissione di alcune patologie. I ricercatori di San Michele hanno finora eseguito uno screening molecolare su circa un migliaio di zecche, o meglio sulla loro "ultima cena"

Alla Fondazione Edmund Mach si studia il "pasto" delle zecche, e che pasto! Le zecche si nutrono solamente una volta all'anno, ovvero in tutto l'arco della loro vita, che si divide in tre stadi: larva, ninfa, ed insetto adulto. Lo studio avviato dalla Fem, finanziato dall'Unione europea, in collaborazione con l'Università di Milano e l'Istituto nazionale di ricerca agricola francese (Inra) si pone come obiettivo quello di ricavare il maggior numero di informazioni dallo screening molecolare delle zecche, o meglio dell'ultima goccia di sangue succhiata durante "l'ultima cena.

Ad oggi il team di ricerca ha analizzato il pasto di circa un migliaio di esemplari. Le informazioni ricavate potrebbero rivelarsi fondamentali per studiare la diffusione di alcune patologie come la malattia di Lyme, l'encefalite e l'anaplasmosi. Come si catturano le "cavie" per l'esperimento, in questo caso le zecche? I ricercatori della Fondazione Mach hanno trascinato sopra trenta prati trentini un tessuto particolare, fatto apposta per richiamare le ninfe di zecca. Esse vi si attaccano e vengono quindi portate in laboratorio, dove viene eseguito il test del Dna sul sangue presente all'interno del corpo dell'animale: finora i risultati parlano di un 20% di sangue appartenente a roditori e cani, il 15% proviene invece dagli uccelli, ed il 7% da capre e pecore.

"Gli esiti delle analisi saranno utili per sviluppare modelli che aiutino a prevenire l’andamento delle malattie - spiega una nota della Fondazione -. Infatti, conoscendo le modalità di dispersione della specie in un determinato lasso di tempo, e avendo a disposizione l’ultima cena della zecca, gli esperti potranno stimare con più precisione come si diffondono gli esemplari infetti e studiare nuovi metodi di prevenzione". 

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