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Immagine di archivio

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Val di Cembra, le intercettazioni della 'ndrangheta: "Possiamo ucciderne dieci"

La "locale" era dotata di armi, a cui si faceva puntualmente riferimento a scopo intimidatorio

"Possiamo ucciderne dieci, siamo pronti". Fa raggelare il sangue una delle frasi raccolte in due anni di intercettazioni, citata dal generale dei Ros Pasquale Angelosanto per rendere conto della capacità di intimidazione che la "locale" cembrana della 'ndrangheta aveva in Trentino. Una frase, certo, "iperbolica", come l'ha definita lo stesso generale, utilizzata per vantarsi tra affiliati, ignari di essere ascoltati in quel momento.

Una "spacconeria" che però dà l'idea di quali fossero gli obiettivi della banda e delle modalità per ottenerli: prendere il controlli di pezzi dell'economia e della società, attraverso intimidazioni, estorsioni e, in qualche caso, violenza vera e propria. Tra i reati contestati agli arrestati c'è anche quello di "riduzione in schiavitù" ai danni dei lavoratori extracomunitari delle cave.

Armi sono state trovate dai Ros nelle cave gestite dalle società riconducibili al sodalizio. Che i membri della "locale" giravano armati in paese, del resto, lo confermano le informazioni raccolte durante le indagini. Armi acquistate in Calabria, clandestinamente. Come la pistola utilizzata per minacciare, dopo averlo picchiato, un lavoratore cinese che aveva protestato per l'ennesimo stipendio non pagato.

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