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Lupo, strage di pecore al Fedaia: i pastori tornano a valle

Non si tratta solo di soldi, di indennizzi: vedere i propri animali uccisi è uno shock per molti pastori, alcuni si sono arresi ed hanno deciso di abbandonare il Fedaia

I recenti attacchi del lupo (ma potrebbero essere due esemplari)  al passo Fedaia rappresentano sicuramente  l'episodio più grave mai avvenuto in Trentino: almeno tre pastori nella zona, tra la provincia di Trento e quella di Bolzano, hanno contato una trentina di capi uccisi, ma si stanno ancora cercando le pecore disperse ed il numero potrebbe crescere ulteriormente. La forestale trentina ha prelevato dei campioni per identificare geneticamente l'esemplare responsabile delle aggressioni che si sono verificate nel giro di pochi giorni. 

In un'intervista del sito Predazzoblog pubblicata su YouReporter Marco "Scota", un pastore della zona di Porta Vescovo, dice di essersi munito, grazie al contributo provinciale, di reti elettrificate. Reti che non scoraggiano i lupi: "ogni notte arriva, gira attorno al recinto, i cani abbaiano, ed io esco con la torcia per scacciarlo". E' però evidente che il recinto elettrico cambia notevolmente il lavoro, ed i ritmi di vita, dei pastori abituati a lasciare il gregge libero sui prati d'alta quota. Una situazione insostenibile per alcuni, come Franz Reiter e Sepp Koeler,  che  hanno deciso di riportare il gregge a valle ed abbandonare una zona da sempre votata alla  pastorizia.

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