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Appm disdetta il contratto, protesta dei lavoratori in Consiglio provinciale

Protesta dei dipendenti dell'Associazione in aula. Dalla parte dei lavoratori c'è anche l'ex presidente Cavagnoli, che avrebbe strappato a Rossi una promessa: "Rossi mi ha detto che ci assicurerà un intervento"

C'era anche l'ex presidente dell'Appm Paolo Cavagnoli insieme ai lavoratori dell'Associazione provinciale per i minori, che questa mattina hanno protestato in piazza Dante per poi entrare in Consiglio provinciale, dove i sindacati hanno anche esposto delle bandiere, poi rimosse dopo la richiesta del presidente, Bruno Dorigatti, e l'intervento dei commessi. Al centro della protesta la disdetta, da parte di Appm, del contratto collettivo di primo livello con il conseguente, sostengono i sindacati, abbassamento delle condizioni di lavoro per i 150 dipendenti: contrazione retributiva dell'11%, aumento delle ore di lavoro da 36 a 38 e taglio delle giornate di ferie. Circa un terzo dei lavoratori erano presenti al presidio, sotto le bandiere di Cgil, Cisl e Fenalt, per chiedere un intervento della Provincia sulla questione. 

"L’associazione sostiene che l’esigenza di disdettare il contratto, per adottarne uno più svantaggioso per il personale, che svolge compiti delicatissimi nel settore sociale, stia nella mancanza di competitività rispetto ad altre associazioni che applicano contratti meno onerosi - spiegano i rappresentanti sindacali - motivazioni che non ci hanno mai convinto. Riteniamo che la posizione di Appm sia strumentale e orientata a fare cassa sulla pelle dei lavoratori approfittando di un momento, oggettivamente, difficoltoso anche a causa della riduzione dei finanziamenti pubblici a settore".

Come detto la mobilitazione nasce dalla disdetta, avvenuta lo scorso 18 aprile con raccomandata da parte di Appm, del contratto collettivo provinciale di lavoro del proprio personale. Il contratto, più vantaggioso rispetto a quello in vigore nelle altre coop sociali del Trentino, era stato stipulato in virtù dell'autonomia contrattuale propria della Provincia autonoma di Trento. "Riteniamo che la posizione di Appm sia strumentale e orientata a fare cassa sulla pelle dei lavoratori approfittando di un momento, oggettivamente, difficoltoso anche a causa della riduzione dei finanziamenti pubblici al settore", affermano Giampaolo Mastrogiuseppe della Fp Cgil, Giuseppe Pallanch della Cisl Fp e Maurizio Valentinotti della Fenalt. Appm, dal canto suo, afferma di essere nel pieno diritto di disdettare il Ccpl e applicare quello delle cooperative sociali, poiché quest’ultimo è il contratto di riferimento previsto nel protocollo provinciale sugli appalti dei servizi. "Riteniamo che la posizione di Appm sia strumentale e orientata a fare cassa sulla pelle dei lavoratori approfittando di un momento, oggettivamente, difficoltoso anche a causa della riduzione dei finanziamenti pubblici al settore", commentano ancora i sindacati. 

L'ex presidente e fondatore di Appm, Paolo Cavagnoli, ritiratosi lo scorso anno e a cui è succeduto Mario Magnani (già assessore provinciale alla Salute), era in Consiglio provinciale per cercare una via di uscita. "Questa manifestazione mi dispiace emotivamente, perché in quarant'anni non siamo mai venuti in piazza", commenta Cavagnoli. "Certo abbiamo avuto i nostri problemi - aggiunge - ma siamo partiti col piede giusto abbinando il nostro contratto aziendale agli enti locali. Io ormai conto poco, ma assieme ad alcuni consiglieri provinciali, sto cercando di vedere se è possibile, visto il lavoro particolare, delicato, con ragazzi anche difficili che svolgono gli operatori, di integrare questo nuovo contratto delle coop sociali. Questo è l'obiettivo". Cavagnoli ha anche avuto un confronto con il presidente della Provincia, Ugo Rossi. "Ho parlato questa mattina con il presidente Rossi, il quale mi ha detto che ci assicurerà un intervento, come era stato fatto qualche anno fa con Anffas".

I sindacati, al termine della seduta mattutina, hanno inoltre incontrato il presidente del Consiglio provinciale, Bruno Dorigatti, i capigruppo ed alcuni consiglieri di maggioranza e dell'opposizione e l'assessore alla Salute, Luca Zeni.  I sindacati hanno ribadito la loro posizione, con un concetto di fondo giudicato decisivo: "No a gare al massimo ribasso, ma puntare invece sulla qualità del servizio".I sindacati hanno poi detto di aver trovato "un muro" nella nuova dirigenza di Appm e che il rischio è che per essere competitivi si debba passare dalal riduzione del costo del lavoro su un servizio così delicato, in cui il fine ultimo è il benessere di minori che, in alcuni casi, sono anche affetti da patologie che necessitano di una professionalità e sensibilità non scontate da parte degli educatori. L'assessore Zeni ha detto che il tema è suddivisible in due aspetti, uno politico e l'altro sindacale. "Noi affidiamo il servizio alle Comunità di Valle e qualcuna non è evidentemente propensa alla costruzione dei bandi in un certo modo. Ci sono poche altre Comunità che hanno ridotto gli importi sulla residenzialità dei minori per destinare i fondi in altri ambiti. La Provincia - ha proseguito Zeni - prevede requisiti minimi superiori a quelli nazionali per questo tipo di bandi, quindi noi garantiamo un livello minimo di qualità. La vicenda Appem non è però distante da quanto successo con Anffas. Come Provincia ci siamo offerti come facilitatori di dialogo ma non possiamo imporre decisioni ad Appm".
 

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