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Classificazioni, quanto manca alla zona bianca e le Regioni che stanno per cambiare colore

Ci sono state zone che hanno temuto di dover fare un passo indietro a maggio, non il Trentino. Altre regioni, invece, vedono arrivare, nel giro di poche settimane, la zona bianca, quella con restrizioni ultra-light, nonostante quanto accaduto in Sardegna abbia lasciato non pochi dubbi

La zona bianca, o fascia di rischio basso, si stia avvicinando o, almeno, così credono quelle regioni che la stanno puntando da qualche giorno. Il venerdì delle classificazioni si avvicina e non si può fare a meno di guardare ai dati. Da un'Italia completamente colorata di rosso, gradualmente, si è passati il giallo in quasi tutte le regioni. La sola zona che molto probabilmente sarà arancione da lunedì 17 maggio è la Valle d’Aosta. Ci sono state zone che hanno temuto di dover fare un passo indietro a maggio, non il Trentino. Altre regioni, invece, vedono arrivare, nel giro di poche settimane, la zona bianca, quella con restrizioni ultra-light, nonostante quanto accaduto in Sardegna abbia lasciato non pochi dubbi.

Da lunedì l'Italia sarà molto realisticamente tutta zona gialla con l'eccezione della regione alpina, che dovrà attendere il monitoraggio del 21 maggio per scalare definitivamente nella fascia con minori limitazioni. Oggi in zona rossa non c'è alcuna Regione o Provincia autonoma, in zona arancione ci sono Valle d’Aosta, Sicilia e Sardegna, in zona gialla il resto del Paese. I segnali dagli ospedali sono ogni giorno più chiari: proprio come l'anno scorso, sebbene con numeri diversi, maggio è il mese della ritirata del virus, molto più lenta rispetto al 2020. 

Quello che accadrà, come sempre, dipenderà allora dall’indice di trasmissibilità Rt, sufficiente fino a oggi anche da solo a fare scattare le restrizioni: se dovesse raggiungere il valore di 1 e si realizzassero in contemporanea tutti i fattori di rischio necessario al passaggio di zona. Tutto sarà risolto se le nuove regole sull'Rt fossero contenute in un nuovo decreto da varare entro metà maggio, così che venga applicato da subito dal ministro della Salute Roberto Speranza con le nuove ordinanze attese per il fine settimana dopo il report dell'Istituto Superiore di Sanità del 14 maggio.

Chi punta alla zona bianca

I contagi sono in discesa. Come riporta Today, se i trend saranno confermati e parallelamente assisteremo all'introduzione dei nuovi parametri, potrebbero vedere la zona bianca all'orizzonte Friuli Venezia-Giulia, Molise e Sardegna. Non subito, però: a tutte e tre servirebbero tre settimane di monitoraggio Iss a partire da domani. La zona bianca può essere istituita soltanto quando ci sono meno di 50 casi su 100mila e questo livello si mantiene da 3 settimane (almeno). Oltre ai contagi bassi si deve essere in presenza di uno scenario 1 (una situazione simile a quella di luglio e agosto) e di un rischio determinato dai vari parametri basso.

A marzo, quando mezza Italia era in zona rossa, la Sardegna sperimentò per tre settimane la zona bianca. Un po' di respiro per tante attività economiche, ma per la gestione del contagio fu un mezzo disastro. Tre settimane dopo il passaggio in zona bianca ci fu la retrocessione in zona arancione, il 12 aprile in zona rossa. Le scelte spettano ai singoli governatori e sarà necessario essere molto cauti per non rischiare di compromettere i mesi clou della stagione estiva. In zona bianca potrebbero aprire le palestre, le piscine, sì alle cene fuori anche al chiuso. Il coprifuoco per la Sardegna passò dalle 22 alle 23,30. 

«Il modello adottato in questi mesi ha funzionato e ci ha consentito di affrontare la seconda e terza ondata senza un lockdown generalizzato, ma con specifiche misure territoriali» ha dichiarato il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel suo intervento al vertice con le regioni di mercoledì. «Ora, nella nuova fase, caratterizzata dal forte avanzamento della campagna di vaccinazione e dai miglioramenti dovuto alle misure adottate, lavoriamo con l'Iss e con le regioni per adeguare il modello immaginando una maggiore centralità di indicatori quali l'incidenza e il sovraccarico dei servizi ospedalieri».

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