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Verso il nuovo Dpcm del governo Draghi: chiusure e stretta per le varianti in arrivo nel week end

L'esecutivo lavora al nuovo decreto ministeriale che sostituirà quello del 5 marzo dopo aver varato il DL n. 15 23 febbraio. E considera l'idea di nuovi stop localizzati alle attività e alla circolazione per la variante

Si lavora a ritmi serrati per il nuovo Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri), il primo del governo Draghi e che andrà a sostituire quello in vigore fino 5 marzo. Le prime scelte, però, sono state già adottate, con il decreto legge n. 15 23 febbraio 2021 pubblicato in Gazzetta Ufficiale e che proroga il divieto di spostamento tra regioni fino al 27 marzo. Alcune fonti di governo chiedono a Palazzo Chigi di mandare in soffitta proprio il decreto ministeriale come strumento legislativo dell'emergenza e di usare i decreti legge, che poi finiscono in parlamento per la discussione e la conversione. Intanto per la terza ondata si rischiano 33mila morti secondo l’Institute for Health Metrics and Evaluation. E attendono di andare in esame del Comitato i protocolli sulla riapertura di cinema e teatri, mentre in Italia ieri sono stati contati nel bollettino della Protezione Civile 13.314 contagi e 356 morti: il tasso di positività cala al 4,4%.

Verso il nuovo Dpcm del governo Draghi: nuove zone rosse e stretta in arrivo

Il nuovo Dpcm del governo Draghi dovrebbe essere varato dopo i dati del Report #41, il monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità sull'epidemia di coronavirus in Italia che dovrebbe arrivare entro fine febbraio. Il ministro della Salute Speranza e gli esperti del Comitato Tecnico Scientifico frenano sulle riaperture di ristoranti e bar dopo le ore 18, segnalando il rischio contagio, specie alla luce delle nuove varianti. «Abbiamo rappresentato al presidente del Consiglio i dati e i numeri, noi siamo prudenti, ma non abbiamo descritto una situazione di catastrofe imminente» ha detto Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, al termine della riunione. «Non abbiamo parlato di riaperture, se ne parlerà in un'altra occasione» ha aggiunto, anche se è noto che gli esperti sono stati finora contrari al semaforo verde a impianti da sci, cinema e palestre. Venerdì 26 febbraio ci sarà il nuovo monitoraggio, «poi vedremo», ha aggiunto, anche se lo scenario di una zona arancione nazionale, ventilata da qualcuno, sembra tuttavia restare al momento solo un'ipotesi. 

Per il momento resta la distinzione a fasce tra le regioni, niente arancione nazionale. Ma è evidente che se la situazione dovesse peggiorare, l’esecutivo potrebbe decretare in via provvisoria un blocco di almeno due settimane o inasprire le misure già in vigore.

E questo perché vista la situazione dei contagi e i pericoli dello scoppio della terza ondata (che si vede nei suoi effetti già a Brescia e che è stata prevista anche da Andrea Crisanti) l'idea è di rimandare il più possibile le aperture e varare invece alcuni stop. Speranza mercoledì 24 febbraio illustrerà alle Camere la situazione preoccupante e le misure di precauzione del prossimo provvedimento. Il Corriere della Sera spiega che Draghi sceglie di continuare sulla linea della massima cautela: «nessuna riapertura, non ancora. Gli scienziati saliti a Palazzo Chigi hanno portato dati e tabelle per nulla incoraggianti e il presidente del Consiglio, che pure non è sordo alle pressioni politiche di chi invoca l'allentamento dei divieti, intende muoversi sulla base dei numeri e della curva del virus». Per questo adesso l'idea è di rinviare le riaperture alla fine di marzo o agli inizi di aprile, ovvero per Pasqua o subito dopo. Si isoleranno anche i comuni limitrofi rispetto a quelli colpiti dalle sanzioni della zona rossa: chiusura di scuole e negozi ad eccezione di alimentari, farmacie, edicole e tabaccai e divieto di uscire di casa se non per motivi di lavoro, salute o estrema necessità e urgenza con autocertificazione. 

Il nuovo Dpcm di Draghi in arrivo e l'ipotesi lockdown locali soft

Come riporta Today, il primo decreto ministeriale del governo Draghi dovrebbe riportare anche una rivisitazione dei parametri che portano le regioni in zona rossa, arancione e gialla e dare le prime soddisfazioni a chi chiedeva una semplificazione. Draghi vuole anche che il ministero della Salute annunci i cambi di colore delle regioni il lunedì e non più il venerdì. Nella riunione tenutasi in serata - alla presenza del presidente del Consiglio, Mario Draghi, del ministro della Salute, Roberto Speranza, del responsabile per gli Affari regionali, Maria Stella Gelmini, e dell'Economia, Daniele Franco, e dei ministri capo delegazione dei partiti di maggioranza, si sarebbe ragionato sulla possibilità che le ordinanze che possono prevedere un cambio di colore per le regioni entrino in vigore il lunedì, non più la domenica. E che le comunicazioni di eventuali cambi di linea arrivino con anticipo, rispetto al passato. Si dovrebbe comunque agire nuovamente con un dpcm che dovrebbe essere definito durante gli ultimi giorni di febbraio. 

Se la situazione dovesse precipitare il governo Draghi guarderà all'esperienza della Germania, ovvero seguirà l'esempio di Angela Merkel che dopo aver ammesso di aver sbagliato con le restrizioni leggere imposte al governo centrale dai governatori dei Laender, finendo così in una terribile terza ondata a cui si sta rimediando ora soltanto con il lockdown duro e le chiusure imposte. L'esempio di Merkel sarà molto importante per Draghi: in primo luogo perché in attesa dei numeri e di una loro eventuale crescita ha già fatto capire che ha intenzione di usare i poteri del governo nei confronti delle Regioni e degli altri Enti Locali. Secondo una fonte a lui vicina citata all'epoca dall'Ansa, Draghi ha «il peso per mettere le persone con le spalle al muro». E può usufruire degli strumenti previsti dalla Costituzione, che il governo giallorosa non ha mai voluto utilizzare, quell'articolo 120 in cui si afferma che «il governo può sostituirsi a organi delle Regioni...nel caso di...pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione». 

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