Venerdì, 17 Settembre 2021
Economia

Economia, effetti collaterali da Covid: un'attività su 4 chiuderà nel 2021

Secondo un'analisi dell'Ufficio Studi di Confcommercio, il processo di desertificazione commerciale che negli ultimi 8 anni ha visto sparire 77mila imprese, andrà ad acuirsi a causa degli effetti della pandemia

La desertificazione commerciale è un problema che l'Italia non scopre certo oggi, anzi, è un processo in corso ormai da diversi anni che adesso rischia di subire una ulteriore accelerata a causa dell'emergenza sanitaria. Come riporta Today, tra il 2012 e il 2020 la scomparsa di imprese è andata avanti, vedendo sparire 77mila attività di commercio al dettaglio (-14%) e quasi 14mila imprese di commercio ambulante (-14,8%). Inoltre, sempre nello stesso periodo sono aumentate le imprese straniere e diminuite quelle italiane, con il Sud che ha perso i mercati ambulanti, con una maggiore crescita, rispetto al Centro-Nord per alberghi, bar e ristoranti.

Effetto Covid, nel 2021 a rischio un'attività su quattro

A rivelarlo sono i dati contenuti nell'analisi dell'Ufficio Studi di Confcommercio 'Demografia d'impresa nelle città italiane'. Lo studio mostra come queste tendenze verranno acuite dagli effetti della pandemia sull'economia italiana: nel 2021, tenendo conto soltanto dei centri storici dei 110 capoluoghi di provincia e altre 10 città di media ampiezza, oltre ad un calo ancora maggiore per il commercio al dettaglio (-17,1%), si registrerà per la prima volta nella storia economica degli ultimi due decenni anche la perdita di un quarto delle imprese di alloggio e ristorazione (-24,9%). 

Anche il commercio elettronico, che vale ormai più di 30 miliardi, si rileva nell'analisi, registra cambiamenti a causa della pandemia: nel 2020 è in calo del 2,6% rispetto al 2019 come risultato di un boom per i beni, anche alimentari, pari a +30,7% e di un crollo dei servizi acquistati (-46,9%). Quindi, città con meno negozi, meno attività ricettive e di ristorazione e solo farmacie e informatica e comunicazioni in controtendenza col segno più. Il rischio di non 'riavere' i nostri centri storici come li abbiamo visti e vissuti prima della pandemia è, dunque, molto concreto e questo significa minore qualità della vita dei residenti e minore appeal turistico. 

Crisi Covid, i settori in salita (e in discesa)

Tra il 2012 e il 2020 si è verificato un cambiamento del tessuto commerciale all'interno dei centri storici che la pandemia tenderà a enfatizzare. Per il commercio in sede fissa, tiene in una qualche misura la numerosità dei negozi di base come gli alimentari (-2,6%) e quelli che, oltre a soddisfare bisogni primari, svolgono nuove funzioni, come le tabaccherie (-2,3%); significativi sono invece i cambiamenti legati alle modificazioni dei consumi, come tecnologia e comunicazioni (+18,9%) e farmacie (+19,7%), queste ultime diventate ormai luoghi per sviluppare la cura del sé e non solo quindi tradizionali punti di approvvigionamento dei medicinali. Il resto dei settori merceologici è, invece, in rapida discesa: si tratta dei negozi dei beni tradizionali che si spostano nei centri commerciali o, comunque, fuori dai centri storici che registrano riduzioni che vanno dal 17% per l'abbigliamento al 25,3% per libri e giocattoli, dal 27,1% per mobili e ferramenta fino al 33% per le pompe di benzina. 

La pandemia acuisce questi trend e lo fa con una precisione chirurgica: i settori che hanno tenuto o che stavano crescendo cresceranno ancora, quelli in declino rischiano di scomparire dai centri storici. Quanto alle dinamiche riguardanti ambulanti, alberghi, bar e ristoranti, a fronte di un processo di razionalizzazione dei primi (-19,5%), per alberghi e pubblici esercizi, che nel periodo registrano rispettivamente +46,9% e +10%, il futuro è molto incerto. Ma, sostiene Confcommercio, "occorre reagire per dare una prospettiva diversa alle nostre città che rappresentano un patrimonio da preservare e valorizzare. Le direttrici sono tre: un progetto di rigenerazione urbana, l'innovazione delle piccole superfici di vendita e una giusta ed equa web tax per ripristinare parità di regole di mercato tra tutte le imprese".

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