Martedì, 16 Luglio 2024
Carcere / Gardolo

Carcere, situazione sempre più insostenibile: si dimette la responsabile medica

Dei 227 agenti di polizia penitenziaria previsti ce ne sono 157, gli educatori dovrebbero essere 6 ma sono 4. Nel 2021 ci sono stati 16 tentati suicidi

La situazione nel carcere di Spini di Gardolo è sempre più insostenibile. Il tema è stato affrontato giovedì 21 aprile in un incontro a Roma con la ministra della Giustizia Marta Cartabia. Ma le difficoltà continuano ad aumentare: di recente si è dimessa la dottoressa Chiara Mazzetti, responsabile della Struttura semplice di medicina carceraria dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari (Apss).

Il carcere di Trento in numeri

Innanzitutto, fa notare il consigliere provinciale di Futura Paolo Zanella che sul tema ha presentato un’interrogazione, “la direttrice del carcere (Annarita Nuzzacci, ndr) è a scavalco da novembre 2019 con la casa circondariale di Bolzano e non è chiaro se sia in previsione l’assegnazione alla casa circondariale di Trento di un direttore o di una direttrice dedicata”.

Secondo il ministero della Giustizia, ad oggi (dati aggiornati al 23 aprile) nel carcere di Trento sono detenute 317 persone a fronte di una disponibilità di 410 posti. Ma, spiega Zanella, l’ultimo accordo di programma, sottoscritto l’8 febbraio da Governo, Provincia e Comune di Trento, prevedeva in realtà 240 detenuti. “Questo numero è stato poi rideterminato unilateralmente dal Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) in 410 presenze, senza che però fossero rideterminati anche gli organici del personale”.

Ad oggi si contano 157 agenti di polizia penitenziaria mentre sulla carta ne sarebbero previsti 227: il 30 per cento in meno di quello che servirebbe. A dirlo sono sempre i dati del ministero, aggiornati al 28 febbraio. Il problema non riguarda tutte le figure professionali: gli educatori, che in pianta organica dovrebbero essere sei, sono quattro; gli amministrativi sono 20 a fronte dei 23 previsti.

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La situazione medica

Come detto, di recente si è dimessa la dottoressa Chiara Mazzetti, responsabile della Struttura semplice di medicina carceraria dell’Apss. “Una figura storica del carcere di Trento - spiega Zanella -. L'assistenza medica è cruciale per il buon funzionamento complessivo della vita carceraria”. Non solo: “Pare che anche un altro medico si sia licenziato e che a uno sia scaduto il contratto e abbia deciso di non rinnovarlo”.

Sopratutto, una figura che nel carcere di Trento non può mancare: il 10 per cento dei detenuti soffre di disturbi psichiatrici, solo nel 2021 si contano 90 atti di autolesionismo, 73 aggressioni a danno degli agenti e 16 tentati suicidi. L’ultimo suicidio risale al dicembre 2018 e proprio la riorganizzazione dell’assistenza sanitaria, il potenziamento del numero degli psicologi, la presenza dello psichiatra a tempo pieno e di un tecnico della riabilitazione psichiatrica (Terp) hanno evitato che se ne verificassero altri.

L’assistenza infermieristica è garantita da 14 professionisti dalle 7 alle 22. Ma sul lato medico - che dovrebbe garantire assistenza 24 ore su 24 - la copertura è ancora insufficiente: il turnover è elevato e ai concorsi si presentano in pochi (e spesso poi rifiutano l’assunzione). È proprio la relazione del Garante dei detenuti a spiegare perché il ruolo è tutt’altro che attraente: contratti annuali senza garanzia di rinnovo; disparità di retribuzione tra orario diurno e notturno, che risulta pagato meno; garanzia, solo per i medici di continuità a tempo indeterminato, di rientro al loro precedente incarico in caso di rinuncia; difficoltà a lavorare da soli in orario notturno senza l'ausilio di altro personale sanitario.

Le richieste di Zanella

Per questo il consigliere di Futura ha chiesto con la sua interrogazione al presidente della Pat Maurizio Fugatti e all’assessora alla Salute e politiche sociali Stefania Segnana innanzitutto se siano al corrente delle ragioni che hanno portato la dottoressa Mazzetti a dimettersi e come e in che tempi si pensi di sostituirla.

Zanella chiede poi quanti medici operino oggi nella casa circondariale rispetto al numero richiesto (cinque) e se con i numeri attualmente in dotazione si riuscirà a garantire la copertura 24 su 24. Il consigliere vuole inoltre sapere come si prevede di rendere più attrattivo il carcere per il personale medico. Infine, se è in che tempi si pensa di dare avvio al centro diurno per la presa in carico di detenuti con problemi psichiatrici e se si intende affrontare la carenza di educatori.

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