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Lunedì, 3 Ottobre 2022
Economia

Pensione: chi potrà andarci dal 1º gennaio 2023

Il tempo stringe, il 31 dicembre cambia, per davvero, tutto

C'è massima cautela nell'affrontare la riforma delle pensioni. Il tema in questi giorni, infatti, è quasi scomparso dal dibattito elettorale in vista del voto del 25 settembre. Ma il tempo stringe, perché il 31 dicembre cambia, per davvero, tutto. L'Italia è il paese con il livello di spesa pensionistica tra i più alti al mondo, e con quello più alto tra i paesi Ocse.

Pensioni: chi lascerà il lavoro

Il tavolo Draghi-sindacati avviato in passato con l’obiettivo di giungere a una mini-riforma condivisa è naufragato e dal 2023, con lo stop a Quota 102, potrebbe tornare la legge Fornero in versione integrale, ipotesi che spaventa i sindacati che premono per Quota 41, cioè l’uscita al raggiungimento del quarantunesimo anno di contribuzione (a prescindere dall’età anagrafica), o con 62-63 anni di età. Chi lascerà il lavoro dal primo gennaio 2023?  A fine anno, con la scadenza di misure come 'Opzione donna' e 'Ape sociale', si renderà necessario procedere al loro rinnovo perché hanno ottenuto buoni risultati, e questa è una delle poche certezze. Su tutto il resto, nebbia fitta. 

Come riporta Today, se non si concretizzerà una riforma delle pensioni, dal 31 dicembre in avanti gli unici canali di uscita dal lavoro saranno quelli ordinari della legge Fornero: 67 anni e 20 di contributi per la pensione di vecchiaia oppure 42 anni e 10 mesi per la pensione anticipata, a prescindere dall’età anagrafica (un anno in meno per le donne). Il 31 dicembre scade la possibilità di maturare i requisiti per accedere alla pensione con "quota 102", il meccanismo che consente di uscire dal lavoro con 64 anni di età e 38 anni di anzianità contributiva (l’uscita, per chi matura i requisiti nel 2022 è possibile anche nel 2023). Dal 2019 al 2021 è stata sperimentata la possibilità di accedere alla pensione con Quota 100: età di almeno 62 anni e anzianità contributiva di almeno 38 anni. Tra poco quattro mesi e mezzo, dal 1° gennaio, a meno di correttivi, restano come via d’uscita principali, in base alla legge Fornero, la pensione di vecchiaia a 67 anni di età e l’anticipata.

Impensabile che si faccia strada per davvero l'ipotesi di pensionamenti anticipati con 62 anni, se svincolati dal ricalcolo contributivo dell’assegno, idea che era contenuta nella piattaforma unitaria sulla previdenza consegnata tempo fa dai sindacati a palazzo Chigi: costerebbe troppo.

Le proposte dei principali partiti

Il governo Draghi aveva ipotizzato di riformare il sistema previdenziale per assicurare una flessibilità in uscita nel rispetto dei conti pubblici, contemplando anticipi sull'età con sacrifici sull'assegno, ricalcolato in tutto o in parte con il metodo contributivo. Ma poi non se n'è fatto nulla. Quali sono le soluzioni? Cosa propongono i partiti nei loro programmi? In attesa di leggere i programmi dettagliati di tutte le formazioni, si può delineare un quadro di massima con le proposte di Letta, Meloni, Salvini, Conte, Renzi, Calenda e Berlusconi: sono molto diverse l'una dall'altra.

Il Pd  punta su una flessibilità mirata rispetto ai requisiti ordinari della legge Fornero rafforzando Ape sociale e Opzione donna per aiutare a lasciare il lavoro le lavoratrici e i lavoratori in difficoltà o impiegati in mestieri gravosi, introducendo anche una "pensione di garanzia" per i giovani e meno giovani con carriere discontinue che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 e rischiano di non vedere la pensione prima dei 70 anni.

Il M5s non ha mai fatto mistero di apprezzare il piano Tridico, presidente dell'Inps, ritenuto molto sostenibile: possibilità di andare in pensione a 63/64 anni prendendo fino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia, cioè 67 anni, solo il rateo della pensione calcolata con il contributivo. Compiuti i 67 anni si prenderebbe anche l’altra parte calcolata con il retributivo.

La Lega vede di buon occhio Quota 41 con "azzeramento della Fornero", ovvero uscita dal lavoro con 41 anni di contributi anziché 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne) e "sconto donne" con un anno in meno per ogni figlio, senza tetto al numero dei figli, arrivando anche a Quota 38-39. Il costo, secondo la Lega, sarebbe di 4 miliardi il primo anno, poi 5 nel secondo anno e 5,5 al terzo anno.

Fratelli d'Italia non è contraria a Quota 41, ma i costi alti "spaventano" Meloni, che in campagna elettorale proporrà anche di detassare quella parte della pensione "che gli anziani dedicano al sostentamento di figli e nipoti" (non è chiaro come).

Forza Italia promette di alzare le pensioni a 1.000 euro e non è favorevole all'abrogazione della legge Fornero, "d'altro canto l'aspettativa di vita degli italiani sale e se non sale anche l'età pensionabile saltano i conti dell'Inps". Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi ritengono inevitabile che la legge Fornero resti nell'immediato futuro senza ritocchi, con nuove misure di flessibilità per determinate fasce di lavoratori.

Soluzione Ape sociale "rinforzata"

A questo punto una delle soluzioni relativamente immediate che il governo (qualsiasi governo) potrebbe mettere in piedi per il prossimo anno è un allargamento del perimetro dell'Ape sociale. In questo senso, un segnale è già arrivato con l’ok del governo all'emendamento alla scorsa manovra che faceva scendere da 36 a 32 anni la soglia contributiva per l’accesso all’Ape sociale dei lavoratori edili e inseriva i ceramisti tra le mansioni usuranti per le quali era possibile utilizzare l’Anticipo pensionistico.

Il cosiddetto anticipo pensionistico, ormai a tutti noto come Ape, è un progetto che consente il prepensionamento, senza alcun onere economico, a specifiche categorie di lavoratori che abbiano raggiunto una certa età anagrafica (più altri requisiti).  L'Ape sociale, dove Ape sta per anticipo pensionistico, è un’indennità erogata da parte dello Stato destinata a soggetti - al momento basata su 63 o più anni di età in particolari condizioni di difficoltà, per esempio perché hanno svolto per anni lavori gravosi o perché assistono un coniuge con una disabilità o ancora perché si sono ritrovati disoccupati senza la possibilità di diventare a tutti gli effetti pensionati per motivi di età  - che hanno necessità di un aiuto economico prima di poter accedere alla pensione di anzianità.

La misura dell’Ape sociale, introdotta nel 2017, con l'ultima manovra è stata prorogata anche al 2022. Dal prossimo gennaio potrebbe essere rifinanziata ed estesa a molti più lavoratori rispetto al passato, senza trovare particolari ostacoli. Ma il suo impatto e la sua appetibilità sono tutti da valutare, perché alcuni requisiti andrebbero mantenuti e non potrebbe mai diventare una misura di carattere generale rivolta a tutti i lavoratori. Non una riforma dunque, ma solo una mossa di corto respiro.

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