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Venerdì, 3 Febbraio 2023
Cronaca

Progettone, il racconto di una donna nelle cooperative

"Lavoravo circa 10 ore al giorno sempre stando in piedi, nonostante io avessi fatto presente che la mia salute non me lo permettesse". E ancora: "Mi hanno umiliata, minacciata, offesa"

Pubblichiamo la lettera di una lettrice, Morena Filippi, che racconta la sua esperienza all'interno delle cooperative del Progettone, assumendosi ovviamente la responsabilità di quanto scritto.  Quando le abbiamo chiesto se preferiva restare anonima, ci ha detto: "Pubblicate pure, non ho nulla da nascondere. Anzi". Noi di Trento Today siamo ovviamente a disposizione per qualsiasi replica. Buona lettura

"Sono Morena, ho 55 anni e con tutti i miei requisiti nel 2007 sono entrata nel famoso Progettone. Nel gennaio 2009 ho subìto un gravissimo lutto: è morta mia figlia in un incidente stradale e sono cominciati il primi problemi. Ho lottato con tutte le mie forze per non cadere nel male nero della depressione, cercando di buttarmi a capofitto sul lavoro. La cooperativa per cui lavoravo allora mi aveva nominata caposquadra ma al consorzio non andava bene: troppo pignola (qualcosa deve rimanere anche nelle loro tasche). Il consorzio ha cominciato a "torturarmi", cambiandomi cooperativa: così sono finita in una poco affidabile, visto che le paghe erano sempre sbagliate e arrivavano pure in ritardo (non dimentichiamo che i nostri stipendi sono stanziati da mamma Provincia). Oltre a questo, all'interno della cooperativa ho subito delle molestie: l'ho fatto presente alla cooperativa e al consorzio ma ho ricevuto solo questa risposta "Ma Ugo l'ha fatto anche con noi".
 
Per loro, quindi, la cosa era normalissima. Io, reputandomi una persona normale, ritengo questa vicenda vergognosa e più vergognoso il comportamento di tutti i miei superiori (i sindacati hanno le mani legate non possono mettersi contro consorzi e cooperative la fetta è grande), per questo motivo mi sono ritrovata a fare solo carità al sindacato e ho dovuto subire un altro trasferimento, questa volta in una delle tante cooperative sociali (senza il mio consenso). Per un po' è andata bene nonostante io volessi un chiarimento, visto che mi sono ritrovata a lavorare con dei ragazzi con problemi psicologici. A parte questo lavoravo circa 10 ore al giorno sempre stando in piedi, nonostante io avessi fatto presente che la mia salute non me lo permettesse. Poi un giorno sono scoppiata: non si possono sfruttare le persone così, solo per il loro profitto. Non dimentichiamo che stiamo parlando di cooperative sociali. A quel punto mi trasferirono un'altra volta, nonostante avessero in mano certificati che non consentivano questo spostamento. Così mi sono trovata sola a prendere una decisione non poco importante: sono stata costretta ad accettare ma sapevo che non ce l'avrei fatta. Mi sono presentata con tutta la mia documentazione dal medico, che ha confermato i miei problemi di salute dandomi il 46% d'invalidità. La cooperativa, non convinta, mi ha mandato da un medico di loro fiducia, il quale non ha potuto che confermare l'invalidità. Nel frattempo sono stata convocata dalla cooperativa: mi hanno umiliata, minacciata, offesa. In pratica mi hanno messo davanti ad una scelta: o modificavo il certificato medico togliendo le limitazioni o potevo essere licenziata.
 
Mi sono affidata ad un legale ho deciso di lasciare che mi licenziassero. Lo scorso 2 luglio ho ricevuto la lettera con le motivazioni del licenziamento: giustificato motivo per aggravamento della salute. Non essendo così sprovveduta ho richiesto i miei certificati medici che avevo lasciato alla cooperativa e al consorzio, ma mi hanno detto che il certificato era andato perso. Ho il presentimento che abbiano pensato a come "eliminarmi" meglio. Voi come lo chiamereste un atteggiamento così? Mobbing, tortura psicologica? E' stato come se ad un certo punto sperassero in un mio cedimento di nervi, magari pensandomi fragile per il mio lutto. Cercano di farti impazzire se si accorgono che non ti lasci pestare i piedi. Questa è la mia esperienza nel Progettone: soldi pubblici che tutti noi paghiamo, senza che ci sia un controllo sulle singole cooperative. Perché è troppo comodo arricchirsi sulle disgrazie altrui".
 
un cordiale saluto Morena Filippi
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