Pesticidi ed erbicidi usati in pianura sui ghiacci del Presena

Lo raccontano gli studiosi coinvolti nella ricerca RACE-TN, un progetto di ricerca biennale finanziato dalla Fondazione Caritro di Trento

Foto A.Corbo da Skiinfo.it

Tracce di pesticidi in uso nei vigneti e meleti delle valli, ma anche erbicidi molto usati nella pianura padana, trovati a 2600 metri sul Rio Presena, pochi metri a valle della fonte dell'omonimo ghiacciaio. Tra le sostanze trovate la terbutilazina e alcuni contaminanti emergenti, come la tonalide, una delle fragranze più usate nei prodotti per l'igiene come shampoo e ammorbidenti. Lo raccontano gli studiosi coinvolti nella ricerca RACE-TN ('Valutazione del rischio ambientale dei contaminanti emergenti nei fiumi trentini: effetti sulla vita selvatica e sull’uomo'), un progetto di ricerca biennale finanziato dalla Fondazione Caritro di Trento che ha come protagonista il Noce.

"Il torrente Noce è stato scelto perché attraversa due valli alpine, la val di Sole e la Val di Non, entrambe interessate da diversi tipi di impatti antropici", ha spiegato in una recente intervista alla rivista 'OggiScienza' la responsabile scientifica del progetto, Valeria Lencioni, del Muse di Trento. "Ci sono coltivazioni di mele e uva mentre nelle aree più elevate del bacino c’è un forte impatto turistico, specialmente sciistico nel periodo invernale. Due siti di campionamento in alta montagna li abbiamo scelti proprio per valutare l’impatto di questo turismo: gran parte della ricerca finora è stata fatta a fondovalle, perché si pensa sempre che in montagna tutto funzioni bene e che l’inquinamento non ci sia. Ma non è così. Un terzo sito a valle, vicino a Trento, ci permetterà invece di mettere in evidenza diversi impatti come quello di una popolazione residente numerosa tutto l’anno, ma anche degli scarichi dei depuratori, degli ospedali e molto altro", ha raccontato la ricercatrice alla giornalista Eleonora Degano. 

Oltre alla zona del Presena a 2.600 metri di quota, un secondo sito è stato scelto per i rilevamenti utili alla ricerca: i dati raccolti al Passo del Tonale (1700 metri), consentono di confrontare la situazione a monte e a valle dello scarico di un depuratore. "Si tratta di un caso studio interessante perché abbiamo potuto isolare l’impatto del turismo invernale. Soprattutto tra Natale e Carnevale l’area coinvolta è molto abitata e si arriva a diverse migliaia di persone. Poi i numeri crollano in primavera e autunno. Ci aspettavamo di trovare una differenza anche nel livello dei contaminanti emergenti negli scarichi, ad esempio i principi attivi presenti nei farmaci da banco o gli additivi alimentari, come il sucralosio", ha spiegato ancora Lencioni a 'OggiScienza'. "Ed è proprio quello che abbiamo trovato".

"Gli scienziati hanno monitorato nei vari siti anche altre molecole associate alla presenza turistica come l’antinfiammatorio ibuprofene, l’antibiotico trimetoprim, il diuretico furosemide ma anche il triclocarban, un antibatterico che probabilmente vedremo sempre di più nei prodotti di uso quotidiano, dopo la messa al bando del triclosan nell’UE", si legge ancora nell'articolo firmato da Eleonora Degano.

Come il sucralosio, uno zucchero sintetico: "Ci è capitato di trovarlo anche in un collutorio, sta ‘invadendo’ tutti i prodotti che usiamo e sembra non abbia problemi di tossicità, perché ha superato tutti i test a livello europeo e le aziende che lo adottano non sono tenute a fare ulteriori indagini. Rimangono però delle perplessità, perché sembra in grado di alterare il comportamento degli animali, in particolare i macro-invertebrati. Ci sono evidenze che modifichi il comportamento dei gamberi di fiume, che cambiano il loro regime alimentare dopo l’esposizione", ha spiegato a 'OggiScienza' Sara Villa, dell’Università Bicocca di Milano, responsabile del pacchetto di lavoro di RACE TN sull'inquinamento chimico.

"Nel periodo post-vacanziero - si legge ancora nell'articolo - i ricercatori di RACE-TN hanno rilevato picchi di sucralosio molto importanti. Confrontando i campioni d’acqua del torrente Noce prelevati a fine giugno e a febbraio, le concentrazioni a valle del depuratore del Tonale raddoppiano: meno di 0,3 microgrammi per litro in giugno, ma oltre 0,6 in alta stagione. "C’è un doppio problema, perché entra in gioco il sotto-dimensionamento del depuratore. O viene alimentato continuamente o i microrganismi muoiono, dunque viene tarato su una quantità di popolazione media. Se c’è un surplus, ad esempio perché piove molto o perché ci sono tanti turisti, questo viene scaricato senza essere depurato".

Villa e il suo team hanno lavorato soprattutto in alta quota, sul ghiacciaio del Presena, dove l’inquinamento riguarda in particolare pesticidi, insetticidi, fungicidi ed erbicidi applicati sulle colture del Nord Italia, dalla pianura padana fino alle valli alpine. Queste sostanze non rimangono dove vengono applicate ma viaggiano attraverso trasporto atmosferico. "Abbiamo individuato soprattutto terbutilazina ed S-metolachlor, mentre la contaminazione da insetticidi è dominata dal clorpirifos, molto usato su meleti e vigneti, colture tipiche delle valli alpine, in particolare a Trento e Bolzano. Nonostante tutte le attenzioni degli agricoltori questo composto arriva a contaminare i ghiacciai: in passato ne sono state individuate tracce negli ambienti artici, dunque la capacità di viaggiare del clorpirifos non ci sorprende più".

In mancanza di linee guida europee specifiche per le misurazioni in aree remote, i ricercatori hanno campionato seguendo l’approccio standard “che si usa per autorizzare la messa sul mercato di un pesticida”, dice Villa. “Il vantaggio è che protegge le acque superficiali vicino a un campo trattato, ma ci sono dubbi se queste linee guida funzionino o meno anche sul trasporto dei contaminanti a lunga distanza”. I livelli dei singoli contaminanti misurati sono risultati al di sotto della soglia di rischio, ma “rimangono aperte le problematiche relative alle miscele. Quando il ghiacciaio si scioglie, rilascia tutto quanto”.

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