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"No al lavoro festivo": la Cgil invita a non lavorare a Pasqua e chiede alla Provincia una legge

"La spesa media degli italiani è diminuita del 3% e non saranno le liberalizzazioni a rilanciare i consumi" spiega il segretario della Filcams trentina che invita i lavoratori a scioperare nelle festività

No ai negozi aperti a Pasqua e Pasquetta: la polemica arriva puntuale, insieme alle feste, quest'anno supportata però da una sentenza del Tribunale di Rovereto che ha fatto molto discutere anche a livello nazionale. Tre lavoratrici di un grande supermercato arcense hanno infatti ottenuto dal Giudice del Lavoro il riconoscimento a non lavorare nelle festività, comunicandolo tempestivamente.

Sul tema torna oggi il segretario della Filcams trentina Roland Caramelle chiedendo alla Provincia di legiferare presto in tal senso ed invitando i dipendenti del settore commercio ad astenersi dal lavoro. Non si esclude l'organizzazione di presidi e scioperi  per il 27 e 28 marzo. La liberalizzazione totale delle giornate di apertura è arrivata, com'è noto, con il decreto Salva Italia del Governo Monti ma, spiega Carmelle, non ha portato i frutti sperati.

"A poco più di quattro anni dalla liberalizzazione l'unica certezza è che la crisi ha profondamente cambiato le abitudini degli italiani, il sempre aperto, però, non ha, come ipotizzato, aiutato il rilancio dei consumi, ma ha peggiorato le condizioni dei lavoratori - si legge nella nota - La spesa media degli italiani si è ridotta di quasi il 3 per cento in 10 anni e non saranno le aperture indiscriminate dei negozi a rilanciare i consumi".

Di fronte a questa situazione il segretario del sindacato del commercio chiede alla Provincia di utilizzare le competenze previste dall'autonomia per regolare il lavoro festivo tutelando i lavoratori ma anche i piccoli commercianti che non possono permettersi le aperture straordinarie. “Lo ha già fatto il Friuli Venezia Giulia con un disegno di legge che limita pesantemente le aperture festive – insiste Caramelle –. Ritengo che anche l'assessore Olivi e il governo provinciale debbano dare un segnale in questa direzione e incalzeremo la giunta provinciale perché questa materia rientri nelle competenze primarie con il nuovo Statuto di Autonomia”.

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