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Suolo, rapporto Ispra: in Trentino consumati 580 metri quadri a testa

Nel 2016, in Trentino, è stato consumato dall'uomo il 5,02% del suolo disponibile totale (4,24% a Bolzano), con un aumento dello 0,14% rispetto al 2015, per una media di 580 metri quadri pro capite

Nel 2016, in Trentino, è stato consumato dall'uomo il 5,02% del suolo disponibile totale (4,24% a Bolzano), con un aumento dello 0,14% rispetto al 2015, per una media di 580 metri quadri pro capite (599 in provincia di Bolzano). Per avere un termine di riferimento generale, si pensi che in Italia è stato consumato il 7,64% del totale, ma il consumo pro capite è più 'diluito', e si ferma a 379 metri quadri. Lo rivela il recente rapporto Ispra sul consumo di suolo, che mostra come il fenomeno, pur con diverse accentuazioni, sia un male comune a tutte le regioni italiane. La provincia di Trento non fa eccezione. "Speriamo che le norme introdotte dalla nuova legge urbanistica di recente approvazione si rivelino efficaci (non sempre le norme approvate, anche in altre regioni, sono state capaci di contrastare efficacemente il consumo di suolo). In ogni caso i dati degli ultimi anni rivelano un aumento del consumo di suolo anche nella nostra provincia, con numeri apparentemente più bassi che altrove, ma non del tutto tranquillizzanti, tenuto anche conto delle peculiarità del territorio montano. Se solo si guarda al'incremento del consumo di suolo pro capite, i dati sono analoghi al resto d'Italia", commenta Legambiente del Trentino, che promuove la petizione 'People4soil' per sollecitare la politica europea ad approvare una direttiva di tutela del suolo.

In ciascuno degli stati membri, infatti, le norme, se ci sono, risultano frammentarie o incoerenti e ogni Stato fa da sé o, più spesso, non fa nulla. "Sul suolo l’Europa rischia di pagare un conto molto salato alla propria inerzia – dichiara Damiano Di Simine, promotore della petizione europea People4soil – la mancanza di una direttiva impedisce di sviluppare strategie efficaci e vincolanti per gli stati membri: in quasi tutti i Paesi manca infatti una disciplina per contenere il consumo e il degrado del suolo e, dove le leggi esistono, i criteri adottati sono discrezionali e non consentono di sviluppare efficaci sistemi di monitoraggio e controllo delle trasformazioni: per questo chiediamo ai cittadini di prendere l’iniziativa di sollecitare la politica europea, con la petizione europea People4soil che, in Italia, può essere firmata sul sito www.salvailsuolo.it". 

Le Nazioni Unite hanno indicato tra gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile il target 'Land degradation neutral World', ovvero l'arresto e - successivamente - l'inversione del degrado dei suoli, da conseguire da parte di tutti i Paesi sottoscrittori entro il 2030. "Per l’Italia le minacce prioritarie di degrado dei suoli sono: l’impermeabilizzazione (conseguente al consumo di suolo), l'erosione, il dissesto idrogeologico, la contaminazione e la perdita di biodiversità, ricorda Legambiente. "In Italia da oltre 400 giorni la legge sul suolo è parcheggiata al Senato: eppure è ormai chiaro che fermare il dilagare delle urbanizzazioni è indispensabile per far partire l’economia della rigenerazione del tanto patrimonio urbano già esistente ma sottoutilizzato e comunque bisognoso di rivitalizzazione. Con un suolo senza tutele, l’uscita dalla crisi produrrà inesorabilmente nuove alluvioni di cemento!", denuncia Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente.

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