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Rimborsi chilometrici, indagine per peculato sui consiglieri provinciali

Gli inquirenti stanno verificando le posizioni di alcuni consiglieri che, pur dichiarando di abitare in località periferiche del Trentino, in realtà avrebbero avuto domicilio a Trento

La procura di Trento indaga su un'ipotesi di peculato per verificare se i consiglieri provinciali della scorsa legislatura abbiano percepito rimborsi chilometrici non rispettando le regole. Gli inquirenti - delle indagini, iniziate ad ottobre 2018, si occupa la Guardia di Finanza - stanno verificando le posizioni di alcuni consiglieri che, pur dichiarando di abitare in località periferiche del Trentino, in realtà avrebbero avuto domicilio a Trento durante la consigliatura. La documentazione acquisita dalle Fiamme Gialle riguarda i rimborsi del Consiglio provinciale e quelli del Consiglio regionale, in modo da verificare eventuali sovrapposizioni o duplicazioni nelle richieste di rimborso.

Il regolamento del Consiglio provinciale prevede che "per la partecipazione alle sedute, della conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari, delle commissioni e sottocommissioni, dell'ufficio di presidenza e degli altri organi collegiali formalmente previsti e costituiti presso il Consiglio, ai consiglieri che non risiedono nel comune dove si svolge la seduta spetta il rimborso per le spese di viaggio dal luogo di residenza alla località ove avviene l'incontro. Il rimborso è commisurato unicamente al costo dei mezzi di trasporto pubblico o al costo chilometrico per l'uso di un automezzo". 

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