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Sforati i limiti: l'Appa diffida la Glacier di Gardolo

L'Agenzia per la protezione dell'ambiente ha avviato un procedimento nei confronti della azienda di Roncafort. Il motivo: "Il valore del paramentro boro supera i limiti previsti"

L'Agenzia per la protezione dell'ambiente ha avviato un procedimento di diffida nei confronti della Glacier Vanderwell di Roncafort. Il motivo è che da un rapporto di prova (vale a dire da un campione raccolto durante un controllo) è emerso che "il valore del paramentro boro supera i limiti previsti ". Si tratta di una procedura standard, una sorta di avvertimento, come a dire all'azienda: abbiamo riscontrato questo paramentro oltre il limite, mettetevi in regola e risolvete il problema.

Il 18 ottobre scorso i laboratori dell'Appa hanno analizzato un campione costituito da due litri d'acqua prelevato sette giorni prima presso lo scarico delle acque dello stabilimento della Glacier, in via Aichner a Gardolo. Dagli esami condotti sulle sostanze contenute in quel provino (tra cui cromo, ferro, cadmio, nichel e piombo, tutti elementi riscontrate entro i limti previsti dalla normativa) è emerso che "il valore del parametro boro supera i limiti fissati dalle norme vigenti per uno scarico in acqua supercificiale". In particolare, se la soglia limite è fissata in 2 milligrammi litro, in questo signolo caso il campione ha dato un risultato maggiore, pari a 3,7 milligrammi litro, più di una volta e mezza superiore.
 
La segnalazione è partita da due vigili del fuoco volontari di Gardolo, che hanno contattato la centrale operativa del corpo permanente per "un presunto inquinamento nei pressi dello scarico industriale nel Canale Lavisotto".
Secondo la segnalzione verbalizzata nero su bianco "si poteva notare, sul fondo del canale, del materiale bianco sedimentato (aspetto sabbioso). Tale fuoriuscita interessava il canale per circa quattro metri dal punto immissione dello scarico. Si potevano inoltre notare numerosi pesci vivi nei pressi del sedimentato. Nello scarico delle acque reflue non erano visibili materiali in sospensione".
 
Secondo gli accertamenti condotti dai tecnici dell'Appa in collaborazione con il personale dell'azienda - che, va detto, ha dato piena disponibilità a collaborare - la causa dello sforamento sarebbe imputabile "alla resina a scambio ionico a base sodio fuoriuscita presumibilmente dai filtri di depurazione a causa di un presunto guasto dell'impianto". Una sostanza che, secondo quanto dichiarato dal responsabile della gestione ambientale dell'impresa, "è di lieve se non nulla reattività".
 
Il direttore dello stabilimento ha quindi cercato di contattare una ditta specializzata per risolvere il problema e ha assicurato che "sarà mia cura (...) provvedere alla pulizia/rimozione dell'alveo del canale Lavisotto".
 
Il procedimento è ancora in corso, l'Appa sta attendendo dall'azienda gli elementi necessari per proseguire. Il protocollo prevede infatti che gli interessati possano inviare eventuali memorie, osservazioni scritte o documenti entro 20 giorni dall'invio della lettera che annuncia l'apertura della diffida, datata 4 novembre. 
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