Trentino Responsabile: "revocate l'accordo di ricerca Trentino-Israele"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrentoToday

Lettera aperta

Il TRENTINO E ISRAELE. COOPERAZIONE O CONNIVENZA?

In seguito alla pubblicazione dei risultati della prima fase della procedura di selezione prevista  dal bando n. 1/2012 della Provincia Autonoma di Trento “Progetti congiunti di ricerca applicata tra imprese operanti in provincia di Trento e nello stato di Israele", come gruppo Trentino Responsabile riteniamo doveroso tornare a parlare di quelli che nella Delibera di Giunta sono definiti come “rapporti di cooperazione scientifica e tecnologica” tra il Trentino e Israele.
Nella stessa Delibera si definisce lo Stato di Israele come una delle realtà più dinamiche al mondo in termini di innovazione e ricerca industriale e si pone l’accento sull’eccellenza dei suoi centri di ricerca e delle sue università ed in particolare sulla loro capacità di immettere sul mercato numerose imprese start up. Purtroppo non si fa nessun cenno al fatto che lo Stato di Israele viola in maniera sistematica e costante le numerose risoluzioni ONU sulla questione palestinese, in particolare quelle che sanciscono il diritto dei profughi palestinesi a tornare nel proprio territorio (ris. 194), quella che definisce illegale l’occupazione della Cisgiordania (ris.242), ed ancora, la risoluzione ONU n. 452 che definisce illegali la costituzione, la costruzione e la progettazione di insediamenti nei territori Palestinesi occupati.
Tali sistematiche violazioni non possono essere considerate come episodi isolati e sporadici, ma frutto di una vera e propria politica di aggressione continua dello Stato di Israele verso la popolazione palestinese. A questo proposito ricordiamo che quello che Israele chiama “muro di difesa” è stato definito illegale dalla Corte Internazionale dell’Aja poiché, come si legge nella sentenza, “infrange gravemente diversi diritti dei palestinesi che risiedono nei territori occupati e le infrazioni che derivano dal percorso non possono essere giustificate da esigenze militari”.
Le notizie che giungono dai territori occupati non lasciano affatto pensare o sperare in un cambio di rotta di tale politica. Le distruzioni dei villaggi e le espulsioni dai territori occupati continuano ancora oggi, come dimostra il recente tentativo di rimuovere la popolazione palestinese presente nella parte più meridionale del distretto di Hebron.  Il Ministero della difesa Israeliano ha infatti  ordinato la distruzione di ben otto villaggi e l'espulsione di1500 residenti Palestinesi, per lo più pastori e contadini che abitano e coltivano lì da generazioni, dalle South Hebron Hills con la giustificazione formale della necessità di costituire un'area di esercitazione militare, nonostante tale posizione sia stata condannata come un'assoluta violazione del diritto internazionale umanitario da numerosi giuristi israeliani ed internazionali e numerosi scrittori israeliani, tra cui Grossman, abbiano lanciato un appello pubblico per il ritiro del progetto.
Il quotidiano La Repubblica del 9 luglio 2013 riportava la notizia che per la costruzione della nuova linea ferroviaria israeliana ad alta velocità che collegherà Tel Aviv a Gerusalemme sono state confiscate illegittimamente terre palestinesi nei villaggi di Beit Iksa, Beit Surik e Yalu.
Si tratta di una situazione intollerabile che non può in alcun modo essere taciuta e quantomeno sostenuta, in nessun modo. Sembra essere d’accordo anche la Commissione Europea che, con una sua direttiva entrata in vigore il 19 luglio scorso, vieta qualsiasi finanziamento, cooperazione, assegnazione di borse di studio, fondi di ricerca o premi a persone fisiche e giuridiche che risiedono negli insediamenti ebraici in Cisgiordania e Gerusalemme est. Un portavoce dell'UE ha  spiegato che tale direttiva "è conforme alla posizione di lungo periodo dell'Unione Europea secondo la quale le colonie israeliane sono illegali secondo il diritto internazionali ed è conforme con il non riconoscimento da parte della UE della sovranità israeliana sui Territori Occupati" 

Poiché ci risulta difficile credere che la Giunta provinciale di Trento ignori tutto questo, chiediamo che essa avvii una seria riflessione e un confronto aperto sui suoi rapporti con lo Stato di Israele. Ribadiamo quanto già abbiamo affermato, come Trentino Responsabile, all'uscita di questo bando: prima ancora di entrare nel merito della qualità di questi rapporti crediamo che ci sia la necessità di rispondere ad alcune domande preliminari, ovvero, ci si dovrebbe chiedere se è accettabile cooperare con uno Stato in chiara violazione dei diritti umani; se l’internazionalizzazione della ricerca e lo sviluppo delle tecnologie sono ragioni sufficienti per collaborare con chi discrimina un intero popolo ignorando il diritto internazionale; se il Trentino vuole dare continuità ad un accordo con uno stato che infrange gravemente le Convenzioni di Ginevra.
Noi di Trentino Responsabile pensiamo che la cooperazione tra due entità territoriali non possa prescindere da una valutazione etica della loro politica, pertanto chiediamo che l’accordo per la cooperazione nel campo della ricerca industriale tra la Provincia autonoma di Trento e lo Stato di Israele, approvato con deliberazione della Giunta provinciale n. 612 del 23 marzo 2012 e firmato il 27 marzo 2012 a Tel Aviv, venga revocato.
Il nostro gruppo aderisce alla campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele (BDS) e si impegna a promuoverla a livello locale.
Ci impegniamo  a monitorare le fasi successive del bando in corso e ad inserire le aziende coinvolte che verranno finanziate tra quelle da boicottare.

Chiara Rizzi  - Comitato Trentino Responsabile

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