Cronaca Viale dell'Industria

Indagine antimafia all'Aquaspace, Olivi: "Riaprire il depuratore, a rischio i lavoratori"

C'è totale incertezza sul futuro della Tessil4, azienda legata al depuratore Aquaspace, sul quale pendono ancora i sigilli della DDA

foto: www.aquaspace.it

Rimane spento, per ora, il depuratore della Acquaspace, azienda di trattamento rifiuti di Rovereto al centro di un'indagine della Direzione distrettuale antimafia. Il 1° dicembre scorso la polizia giudiziaria ha messo i sigilli all'impianto di depurazione per verificare ventuali irregolarità nel trattamento dei rifiuti insieme ai tecnici dell'Appa. Il tribunale del riesame ha rigettato l'istanza di dissequestro. Ciò significa che il depuratore potebbe rimanere spento ancora per mesi, mettendo a repentaglio la produzione della Tessil4, che con l'Aquaspace ha un servizio esclusivo di smaltimento dei liquidi derivanti dalla lavorazione dei filati. 

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Si tratta di 75 posti di lavoro sui quali pende la spada di Damocle del sequestro del depuratore. L'assessore allo Sviluppo Alessandro Olivi lancia un appello a "tutte le parti coinvolte", tra le quali l'agenzia provinciale Appa "al fine di raggiungere nel più breve tempo possibile l'obiettivo della ripresa delle attività, nel rispetto delle regole: è evidente però che in questa vicenda la parte più debole sono i lavoratori, che rischiano di pagare il prezzo più alto".

"Ci sentiamo di chiedere di limitare il fermo degli impianti al tempo strettamente indispensabile" ha detto l'assessore ieri al termine di un incontro con le rappresentanze sindacali di Aquaspace e Tessil4, ribadendo piena fiducia nell'operato della Magistratura. 

Sull'indagine c'è, per  ora, il  massimo riserbo. Si sa che il Gip ha fissato la data per la formulazione dell'incidente probatorio al 21 marzo. E' presumibile che almeno fino a pochi giorni prima il depuratore debba rimanere spento per permettere i campionamenti che consentiranno di evidenziare eventuali illeciti. Le indagini sono cominciate nel 2016 e solo a fine 2017 sono diventate di pubblico dominio con il sequestro del depuratore. I fatti contestati potrebbero però riferirsi a tutto il periodo di attività del depuratore, a partire dal 2015.

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