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Il sindaco di Trento: "Ieri Agitu, oggi Deborah. Dobbiamo curare una società malata"

Il post del sindaco Ianeselli: "Questa volta è successo nella nostra comunità, dove ci sentiamo più al sicuro"

"A dicembre Agitu, oggi Deborah. Oggi è successo in un sobborgo di Trento, dentro la nostra comunità, in un luogo che  può sembrare più sicuro di altri. E invece no". Queste le parole, scritte a caldo su Facebook, usate dal sindaco di Trento Franco Ianeselli in reazione a quanto avvenuto nel pomeriggio di lunedì 22 febbraio a Cortesano, sulla collina del capoluogo trentino, dove un agricoltore 39enne ha ucciso l'ex compagna per poi tentare il suicidio. Una notizia che ha sconvolto l'intera comunità trentina.

Il sindaco: "Dobbiamo interrogarci ogni giorno"

"Rischiamo di non trovare più parole adatte, non scontate, di fronte alle uccisioni di donne. Eppure io credo che dobbiamo fermarci e trovarle. Dobbiamo interrogarci come maschi, come cittadini, come istituzioni. Due donne uccise in meno di due mesi in Trentino - prosegue il sindaco nel post -. La strage non si ferma, ogni giorno. Rischiamo di viverla come lontana da noi ma non è così. Dobbiamo fermarci e capire come possiamo curare una società malata di violenza che produce maschi violenti che ammazzano mogli, compagne, fidanzate".

Secondo quanto trapelato l'ex compagno Lorenzo Cattoni, si trovava agli arresti domiciliari lontano da casa, proprio a causa dela sua condotta violenta nei confronti della moglie. Tuttavia, come imprenditore agricolo, avrebbe ottenuto un permesso per lavorare la terra adiacente alla casa dove la donna era rimasta a vivere insieme ai quattro figli. Ed è lì che si è consumato il dramma. 

L'assessore: "Siamo senza parole"

Dalla Provincia giunge anche il messaggio dell'assessora alle Politiche Sociali Stefania Segnana, dopo un confronto con il Procuratore capo di Trento Sandro Raimondi: "Siamo senza parole e siamo senza una ragione, perché ogni volta che una donna viene strappata alla vita dal suo compagno, è come se crollasse attorno a tutte noi quella casa che giorno dopo giorno stiamo faticosamente cercando di costruire".

"Spetterà agli inquirenti - prosegue Segnana - ricostruire il fatto che ha insanguinato un'altra volta il nostro sogno: quello di poter vivere libere e liberi dalla più odiosa forma di violenza. Ma spetta a noi cercare nella nostra coscienza la forza di ricominciare, subito, camminando accanto a questo nuovo dolore, per continuare a conquistare la fiducia di chi deve trovare il coraggio di chiedere aiuto".

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