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Lunedì, 17 Giugno 2024
Il documento

Problemi di spazio e contraddizioni: cosa dice (davvero) il decreto di Fugatti sull'orsa F36

Nel documento, che TrentoToday ha potuto visionare, ci sono diversi riferimenti a episodi che inchiodano l'orsa ma anche contraddizioni che riguardano la vita dell'orsa e le possibilità di intervento

Il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti autorizza "quale misura di sottrazione permanente dall'ambiente naturale, il prelievo dell'esemplare di Orso bruno (Ursus arctos) F36 tramite l’uccisione". Dispone “che l'esemplare sia immediatamente ucciso” e incarica "il Corpo forestale della Provincia autonoma di Trento, con l'eventuale collaborazione per quanto di competenza dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari, di procedere all'uccisione dell'orso F36, procedendo immediatamente".

Le accuse mosse nei confronti dell’orsa

Questo si legge nel decreto con cui Fugatti ha dato mandato di uccidere l'orsa F36. Il motivo? Nel documento, che TrentoToday ha potuto visionare, il presidente del Trentino fa riferimento a due episodi specifici. Il primo riguarda quello avvenuto lo scorso 30 luglio in località Mandrel, nel comune di Sella Giudicarie, quando due cacciatori hanno incrociato l'animale che dormiva con un suo cucciolo. Alla vista dei due, l'orsa si sarebbe sollevata su due zampe e poi ha inseguito uno dei due, attaccandolo dopo che questo si era rifugiato su un albero, scaraventandolo giù dall'arbusto e facendo sbattere col torace a terra. I campioni di pelo raccolti dagli esperti e i segni lasciati sull'albero non hanno lasciato dubbi sull'identità dell’orso, confermando quanto raccontato dai due uomini.

Una settimana dopo (domenica 6 agosto) marito e moglie hanno subito un falso attacco da parte di F36. In questo caso l'orso è stato avvistato a circa venti metri ed è arrivato addosso alle stesse fino a tre metri circa. Uno choc per la coppia, che è riuscita a evitare lo scontro, brandendo le racchette da trekking che avevano in mano.

L’appello al Pacobace ma F36 non ha precedenti

Un comportamento però che lascia perplessi perché è proprio lo stesso decreto a ricordare come "F36 non si era sinora resa protagonista di incontri ravvicinati con l'uomo che abbiano provocato reazioni aggressive, né di particolari frequentazioni di contesti antropizzati e neppure di danni. Quello del 2023 è il primo parto noto per l'orsa, sebbene, data l'età, non è completamente da escludere che si sia già riprodotta".

Tuttavia Fugatti si appella al Pacobace (Il Piano d'azione interregionale per la conservazione dell'orso bruno sulle alpi centro-orientali), cioè il documento per la gestione e la conservazione degli orsi nel territorio trentino. Se da una parte F36 non ha mai dato problemi prima di luglio, è pur vero che il Pacobace prevede l'intervento con azioni di controllo su orsi individuati come "problematici" e "per definire un orso "problematico" - si legge ancora nel dispositivo - è importante conoscere la storia del soggetto e tener conto dei suoi eventuali precedenti comportamenti anomali; il grado di problematicità aumenta quando ci sia una ripetizione di comportamenti potenzialmente pericolosi e/o dannosi da parte dello stesso individuo".

Dunque per Fugatti, due episodi del genere in una settimana sono abbastanza. Inoltre il presidente è convinto che non ci siano altri modi per mettere alla prova la pericolosità dell'orsa se non mettendo a rischio altre persone "ma tale approccio non è assolutamente adeguato per garantire, anche in via precauzionale, l'interesse della sicurezza pubblica. Ciò avuto specifico riguardo anche agli esiti negativi, e in un caso addirittura drammatici (morte di una persona), che hanno caratterizzato le procedure di rimozione di due altre orse con piccoli, vale a dire KJ2 e JJ4 resesi responsabili di attacchi all'uomo ripetuti in situazioni del tutto raffrontabili". Insomma per Fugatti, visto anche i precedenti con JJ4, non c'è altro modo se non fermare l'orsa considerata "pericolosa".

Alternative? No perché non c’è spazio al Casteller

Non si potrebbero tentare vie alternative? Per il numero uno del Trentino non ci sono. Anzi, "eventuali azioni dirette di dissuasione a carico di F36 risulterebbero tecnicamente inadeguate (oltre che difficilmente praticabili) e non sarebbero soluzioni ugualmente valide a scongiurare il pericolo di aggressione da parte di un orso non confidente". Si legge chiaramente nel documento che un'altra aggressione si può evitare "solo con la sua rapida rimozione dall'ambiente naturale". Fugatti cita il documento Ispra: "Nel caso in cui un orso manifesti comportamenti potenzialmente pericolosi in maniera ripetuta, il rapporto Ispra-Muse ritiene che questo passi al livello successivo di pericolosità, diventando quindi un orso "ad alto rischio", per il quale viene suggerita l'immediata rimozione".

Un fatto che però sembra entrare in contraddizione con quello che si legge nel finale, cioè che l’uccisione di F36 è anche frutto del fatto che non c'è più spazio al Casteller, il centro faunistico dove ad oggi è rinchiusa anche l’orsa JJ4. L'abbattimento è disposto perché nel Centro del Casteller non c’è posto, con due box occupati dall’orso M49 e l'altro da JJ4. Il terzo "deve essere obbligatoriamente lasciato disponibile per poter consentire la collocazione temporanea dell’orso pericoloso MJ5". In pratica la Provincia ucciderebbe F36 perché non saprebbe dove metterla.

Insomma il decreto del presidente Fugatti si appella a documenti e fatti inequivocabili, salvo poi rimarcare due elementi che vanno a favore dell'orsa incriminata: non solo per tutta una vita non ha mai dato problemi ma è la stessa provincia a dire che l'uccisione sarebbe anche l'unica possibilità perchè manca una gabbia dove metterla. Anche su questo daranno battaglia le associazioni animaliste, che hanno già annunciato ricorso in tribunale.

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