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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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Liberazione per l'orso M57, la Pat replica: "Pericolosità indubbia e comprovata"

La Provincia difende la sua scelta ricordando l'aggressione ad un carabiniere nel 2020

Il presidente della Provincia Maurizio Fugatti si dice 'stupito' dopo la sentenza del Consiglio di Stato arrivata nel pomeriggio di mercoledì 3 novembre che invitava l'amministrazione provinciale a valutare la possibilità di liberare l'orso M57 dopo averlo dotato di radiocollare. Al momento l'esemplare si trova nella struttura del Casteller. Una sentenza accolta con favore dalle associazioni animaliste come Lav, Enpa ed Oipa, da sempre contrarie a questo trattamento.

In una nota pubblicata giovedì dalla Provincia, il presidente Fugatti "prende atto con stupore della sentenza del Consiglio di Stato, che purtroppo non ha preso in considerazione la realtà dei fatti. La pericolosità del comportamento dell’orso M57 è indubbia e comprovata da Ispra, che lo scorso gennaio ha confermato la legittimità della decisione di disporne la captivazione. In qualità di presidente di un territorio autonomo come la Provincia di Trento, confermo l’impegno a tutelare la sicurezza dei cittadini. E certamente non intendo venir meno a quella che considero una nostra responsabilità".

La sentenza infatti chiedeva alla Provincia di "valutare se - avuto riguardo alle accertate condizioni, e ove sussistente al reale livello di pericolosità dell’esemplare - sia praticabile la liberazione con radio collare".

La nota della Provincia ripercorre poi la storia dell'orso M57: "In almeno 7 casi - scrive l'ente - ha seguito insistentemente delle persone, in almeno 2 casi ha stazionato a lungo in centri abitati, in almeno 5 casi ha manifestato particolare confidenza permanendo nelle immediate vicinanze di persone e in almeno 14 casi si è alimentato su cassonetti contenenti rifiuto organico".

Il 22 agosto 2020 il caso più grave: l’orso aveva aggredito un carabiniere in servizio presso la Stazione di Andalo. L’episodio si era verificato lungo la passeggiata illuminata che costeggia il lago, nei pressi della zona sportiva del paese, verso le 22.30 di un sabato nel cuore della stagione turistica, a poche decine di metri in linea d’aria da un campeggio affollato da famiglie con bambini. Un luogo normalmente frequentato in estate da migliaia di persone. L’uomo - che ha riportato gravi ferite su tutto il corpo - ha tenuto una condotta del tutto adeguata alla situazione, rimanendo fermo e invitando chi era con lui a fare lo stesso di fronte al plantigrado che da una distanza di circa 30 metri lo stava raggiungendo, così come emerso dalle indagini.

"L’esponente dell’Arma non si è dunque avvicinato all’animale e sostenere il contrario appare come un ingiustificabile tentativo di gettare discredito sull’onestà di un esponente delle forze dell’ordine" osserva lo stesso Fugatti, che evidenzia come la sentenza rischi di compromettere l’efficacia del Piano d'azione interregionale per la conservazione dell'orso bruno sulle Alpi centro-orientali (Pacobace). Predisposto dai maggiori esperti mondiali in materia, il Pacobace rappresenta il documento di riferimento per la gestione dei plantigradi, stabilendo il grado di problematicità dei possibili comportamenti (con una scala di rischio da 1 a 18) e le relative azioni da intraprendere. Il caso dell’aggressione al carabiniere rientra a tutti gli effetti nel massimo grado di pericolosità previsto dal Pacobace: “Orso attacca (con contatto fisico) senza essere provocato”.

La sentenza del Consiglio di Stato, conclude la Provincia, è peraltro difficilmente compatibile con i contenuti del documento redatto lo scorso gennaio da Ispra, Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente e Muse, che si focalizza sulla gestione degli orsi problematici in Provincia di Trento.

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