Muse, protestano i lavoratori: "Noi, precari in uno dei musei più belli d'Italia"

Lavoratori del Muse ancora in protesta per chiedere una situazione lavorativa certa e stabile

la protesta al Muse, foto di Jacopo Zannini

Fiore all'occhiello della città di Trento e del sistema museale provinciale. Luogo di precarietà per decine di lavoratori, giovani, laureati, professionisti e, appunto, precari. La situazione al Muse di Trento è nota da tempo. I lavoratori chiedono certezze e per l'ennesima volta si sono riuniti all'ingresso del museo per protestare contro le condizioni peggiorative del contratto dopo l'esternalizzazione.

"Fermiamo la fuga dal Muse". Questo uno degli slogan presenti sugli striscioni. Il problema, ora, è che in tanti stanno lasciando un lavoro che non ritengono sostenibile. Disponibilità nei weekend, lunghi turni, a fronte di un contratto precario: questa la situazione lamentata dagli addetti. O, almeno, da chi è rimasto. Negli ultimi 7 anni sono stati oltre un centinaio a lasciare, 10 nell'ultimo mese.

"Mettiamo tanta passione in questo lavoro, ma il fatto di essere percepiti come sostituibili non è accettabile. Questo è uno dei musei più importanti d'Italia. Abbiamo provato mille volte a chiedere, a parlare, a trattare. Non c'è stata risposta" ha detto al microfono un'ex lavoratrice del museo. Presenti al presidio i rappresentanti del sindacato Funzione Pubblica della Cgil, che hanno chiesto un incontro urgente con l'assessore alla Cultura Mirko Bisesti. 

“Oggi l'attività didattica e di divulgazione, cioè quella dalla quale la biglietteria registra le maggiori entrate e dalla quale deriva la maggiore visibilità del Museo, è esternalizzata –  scrive la Fp Cgil – chi si interfaccia con il pubblico è dipendente di cooperative private: se lavora in accoglienza o biglietteria deve conoscere le lingue a livello B1 (così il bando), ma viene inquadrato come un conducente con patente B; se si occupa di didattica, deve avere almeno una laurea, conoscere le lingue a livello B1, ma per 12 mesi guadagna come un operaio specializzato per poi passare al livello dell'educatore senza titolo. A differenza dell'operaio, però, il personale che lavora al Muse non ha un orario di lavoro, perché tutti i contratti individuali sono part time, ma nessuno di essi prevede una collocazione temporale delle ore lavorative”.

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