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L'inflazione torna a correre in Trentino: ad aprile solo Bolzano fa peggio

I sindacati Cgil, Cisl e Uil chiedono di puntare sulla contrattazione e sul contenimento delle tariffe per proteggere il potere d’acquisto delle famiglie

Dopo Bolzano è Trento la provincia italiana che fa registrare l’incremento più consistente dell’inflazione ad aprile. L’indice dei prezzi in Trentino aumenta dell’1,9 per cento su base annua, Bolzano tocca il +2,1 per cento, mentre la media nazionale si ferma a +1,2 per cento. Da gennaio ad oggi i prezzi in provincia sono saliti tutti i mesi di oltre un punto percentuale su base annua ma quello di aprile è il livello comunque più alto da settembre 2008. Di fronte a questi dati Cgil Cisl Uil chiedono la massima attenzione per salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie, già pesantemente penalizzate dalla crisi economica.

“L’impennata dei prezzi registrata nei primi quattro mesi dell’anno potrebbe rivelarsi una fiammata, legata anche ai primi segnali di ripresa dopo un anno di pandemia oltre ai prezzi dei beni energetici– ammettono i tre segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. E’ comunque un segnale che va monitorato con la massima attenzione, anche perché a risentire maggiormente sono beni essenziali come la casa, i trasporti, l’energia. Se il trend si confermasse in aumento bisogna intervenire tempestivamente per evitare che a pagarne le conseguenze più dirette siano sempre i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e le loro famiglie”. I sindacati sollecitano dunque una ripresa dei tavoli contrattuali, anche a livello provinciale, perché è solo attraverso la contrattazione che si tutela la capacità di spesa delle famiglie. “Un’ulteriore erosione dei salari per molti trentini sarebbe insostenibile allo stato attuale”.


Cgil Cisl Uil chiedono anche di convocare nel più breve tempo possibile il comitato provinciale Icef anche per analizzare i meccanismi di adeguamenti delle tariffe dei servizi pubblici. “Bisogna garantire prima di tutto il contenimento delle tariffe e poi valutare l’opportunità di adeguare gli indici, come già avvenuto in passato, che compongono il sistema di valutazione della condizione economica delle famiglie per tutelarne la reale capacità di spesa evitando distorsioni pericolose per i nuclei che accedono alle misure del welfare provinciale”, concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.

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