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Afghanistan, dal Trentino due petizioni per chiedere l'apertura di corridoi umanitari

Gli appelli rilanciati dai coordinamenti provinciali di Acli e Democratiche: "Ci sono fondi ed esperienza"

Si moltiplicano anche in Trentino gli appelli alla politica affinché si agisca presto per consentire soprattutto a donne e bambini di poter uscire in sicurezza dall'Afghanistan. Sono ore drammatiche per il paese, e a pagare il costo più alto rischiano di essere proprio le donne. 

In una nota, il Coordinamento Donne Acli Trentine, unitamente a tutta l'Associazione, esprime grande preoccupazione per la situazione che si è creata in Afghanistan, e chiede di sottoscrivere la petizione diretta al ministro degli esteri Luigi Di Maio per creare dei corridoi umanitari per salvare le donne afghane e i loro bambini.

"I Talebani fanno comunicati e mandano tweet per rassicurare l’occidente ma spente le telecamere, fanno quello che hanno sempre fatto e avuto in mente: tornare ad un medioevo dove possano dettare le regole della nuova vita degli afghani e allo stesso tempo spaventare, molestare, perseguitare le donne, gli attivisti, i giornalisti, i collaboratori delle organizzazioni straniere" scrive l'Acli trentina.

"Le menti pensanti - continua l'appello - devono morire, lo testimoniano i 12 giornalisti uccisi in meno di un anno di cui cinque donne. Lo raccontano le attiviste, politiche che vivono sotto scorta alcune delle quali sopravvissute a ripetuti attentati. Le donne saranno di nuovo considerate cose, parte di un bottino, proprietà privata degli uomini. Le bambine di nuovo saranno date in sposa, come premio ai capi talebani. Non è un paese per donne l'Afghanistan, eppure sono loro l'anima costruttiva, forte e corretta di un paese allo sbando".

La stessa iniziativa è stata lanciata anche dalla Conferenza Donne Democratiche del Trentino-Alto Adige, associazione interna al Partito Democratico: "Giungono voci e notizie terribili sul rastrellamento di bambine e ragazze da consegnare ai combattenti talebani" si legge nella petizione.

"Noi donne trentine e altoatesine non possiamo assistere inermi a quanto sta succedendo e leviamo alta la nostra richiesta alla politica provinciale e regionale di intervenire con azioni concrete per porgere una mano a quante stanno cercando di fuggire, spesso con i loro figli".

"Forse - ricordano le promotrici -, l’esperienza del corridoio umanitario aperto dal Trentino con la Siria negli anni passati e finanziato sia dalla giunta di centro sinistra che da quella di centro destra, può costituire un buon esempio di come anche una piccola comunità come la nostra possa fare la sua parte di fronte a un disastro internazionale così terribile. Per questo chiediamo al governo provinciale e a quello regionale di attivarsi e di intraprendere azioni concrete di aiuto in particolare alle donne, alle bambine e ai bambini in fuga, in collaborazione con altri enti e associazioni, finanziandole attraverso i fondi destinati agli aiuti umanitari dei bilanci provinciali e regionali".

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