Sabato, 18 Settembre 2021
Attualità Rovereto

Sindaco Valduga condannato dalla Corte dei Conti, la discussione si sposta in Consiglio

Due le richieste di chiarimento arrivate dai consiglieri di opposizione durante la seduta di giugno. Valduga: «Sono certo di aver agito nel rispetto della normativa e avremo modo di spiegare le nostre ragioni»

La richiesta di chiarimenti sulla condanna in primo grado dalla Corte dei Conti di Trento del sindaco di Rovereto, Francesco Valduga, per la nota vicenda giudiziaria in cui sono coinvolti anche altri amministratori e dirigenti del Comune, è arrivata anche in Consiglio. Due le domande che i consiglieri in opposizione hanno presentato nella seduta di giugno.

La prima a firma della consigliera Gloria Canestrini: «Per noi» ha premesso la rappresentante di Rinascita Rovereto «una sentenza di colpevolezza di primo grado, e lo dico anche per il lavoro che faccio, non è, tout court, un giudizio di condanna definitiva che deve portare alle dimissioni di un funzionario. Ma ci preoccupa il tono della sentenza. Per quanto riguarda il Sindaco si parla di dolo e non di colpa grave, della quale sono accusati alcuni assessori ancora in carica e che indica una imperizia, una incapacità professionale. Per il sindaco e due funzionari, invece, si configura il dolo, cioè la consapevolezza di violare la norma. Una colpevolezza che imputa ai soggetti il fatto che non potevano non conoscere la legge. A nostro giudizio questo è molto grave». Nello specifico le domande riguardavano la credibilità del sindaco, se lo stesso ritenga compatibile il proseguimento del mandato in presenza della condanna, il danno di immagine per il Comune anche alla luce dei lunghi tempi della Giustizia e l’autorevolezza del Direttore generale.

«Ho ribadito e difendo l’importanza della terzietà degli organi giudicanti» ha risposto il sindaco Valduga, «ma rivendico dentro questa terzietà la possibilità di spiegare quelle che sono le ragioni che mi hanno portato a seguire l’iter che abbiamo seguito, ragioni di fronte alle quali non ritengo condivisibile una sentenza che appare anche non comprensibile. Il “non potevamo non sapere”, così come detto dalla consigliera Canestrini, non si può applicare di fronte al fatto che conoscevamo il regolamento regionale a cui fa riferimento l’assunzione in oggetto: il tema è quello di un Ordinamento degli Enti locali che è competenza primaria regionale. Si pone un problema più ampio che è quello del valore dell’Autonomia. Siamo orgogliosi della nostra Autonomia che è provinciale e regionale, e in questo caso si fa riferimento a una legge regionale che ha valore nel nostro territorio e come tale va difesa».

Responsabilità e colpe

Il secondo tema portato in aula da Valduga è stato quello della sproporzione tra responsabilità degli amministratori e l’eventuale colpa: «Non è presunzione di impunità e gli amministratori non vogliono e non devono essere impunti, ma c’è oggettivamente una sproporzione, al di là delle singole storie personali, tra l’eventuale danno e le responsabilità dell’amministratore stesso» ha affermato il primo cittadino. «In questi giorni lo abbiamo visto anche con casi di cronaca nazionale ed è un tema indipendente dal destino del sottoscritto. Dobbiamo tarare questa sproporzione o non troveremo più nessuno disposto ad assumersi la responsabilità di essere Sindaco». 

Entrando nel merito dell’assunzione, Valduga ha ricordato che si è trattato di una selezione pubblica: «Stiamo parlando di una selezione concepita da uffici comunali insieme a uffici regionali, che ne vagliano la legittimità, con una commissione fatta dai dirigenti dei due più grandi comuni della Regione e che ha visto 26 candidati, nessuno dei quali ha fatto opposizione alla scelta fatta». Ha quindi detto, parlando del presunto danno erariale, che «la differenza tra lo stipendio del Dirigente e quello del Direttore generale che non è 311 mila euro, ma molto molto meno. Inoltre, ci troveremmo a pagare un danno che viene calcolato considerando tutto il tempo intercorso tra una denuncia del 2016, presa in mano a primavera 2020, con una sentenza arrivata quattro anni dopo l’esposto».

Rispondendo ai singoli punti, Valduga ha ricordato che proprio per quanto detto dalla stessa consigliera Canestrini, la sentenza di primo grado non è una condanna definitiva. Sul secondo punto, ha ricordato che il dolo e la piena colpevolezza si vedranno solo quando sarà completato il percorso giudiziario. Per quanto riguarda l’immagine, ha detto che se in appello dovesse essere rovesciata questa sentenza, l’eventuale danno di immagine per il Comune sarà ampiamente risarcito, ma non quello «provocato da certi dibattiti». Ha infine difeso la competenza del Direttore Generale: «il fatto che sia “sine titulo” è riportato da una sentenza di primo grado e quindi non si può ancora dire e non è vero perché così non è per la normativa regionale e per il regolamento del Comune di Rovereto. Il ritardo tra il 2016 e la primavera del 2020 ha permesso di valutare il lavoro fatto dal Direttore Generale, che ha dimostrato le proprie competenze sul campo. In questa stessa aula viene spesso detto anche dai consiglieri di minoranza come l’amministrazione comunale funzioni e il merito è anche di questa opera di riorganizzazione». Il sindaco ha infine auspicato che «l’appello venga fatto presto e che possa ristabilire una realtà fattuale e processuale che sta dentro un confine di norme che noi conoscevamo. Ma bisogna vedere se tutti parliamo delle stesse».

Piergiorgio Plotegher (FdI), ha affermato di non voler entrare nel merito della sentenza, ma ha posto una domanda sul presunto danno erariale dovuto anche alla Giustizia ritardata, ricordando le vicende processuali che hanno coinvolto esponenti del centro-destra nazionale, e chiedendo chi dovrebbe rispondere ad un eventuale azione di regresso da parte del Comune. Il Sindaco Valduga ha chiarito che l’azione non è contro il Comune, ma contro i singoli attori e che per il Comune non c’è alcuna spesa. «Effettivamente, qualora fosse confermata la condanna il Comune sarà “ristorato” di quello che viene identificato come un danno erariale, ovvero la differenza tra lo stipendio del Dirigente e quello del Direttore generale. E quindi l’Amministrazione che ha avuto un Direttore Generale che ha esercitato pienamente e con soddisfazione da parte dell’Amministrazione stessa le proprie funzioni, qualora fosse confermata la condanna, avrebbe diritto anche a un rimborso. È una situazione di “soddisfatti e rimborsati"».

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