Cronaca

La Corte dei Conti condanna il Sindaco Francesco Valduga per un presunto danno erariale per l’assunzione del Direttore Generale Mauro Amadori

Si parla di un danno erariale è di 300mila euro, di cui 120mila a carico del primo cittadino a cui viene anche contestato il dolo

Il sindaco Francesco Valduga

Illegittima la nomina di Mauro Amadori a direttore generale del comune di Rovereto del 2016, a stabilirlo è stata la Corte dei Conti che condanna il sindaco di Rovereto Francesco Valduga per un presunto danno erariale. «Prendo atto della sentenza ma, pur nel rispetto della terzietà dell’organo giudicante e della separazione dei poteri, non posso condividere quanto contenuto dalla stessa: è una sentenza incomprensibile» commenta il sindaco Valduga.

«Vi sono 110 pagine in cui si confonde legittimità con liceità, tra normativa provinciale e normativa nazionale» prosegue il primo cittadino roveretano. «Non ho dubbi sul modo in cui abbiamo proceduto nell’assunzione, per altro suffragati dal parere in merito dell’Organo, la Regione, che già nel 2016, di fronte ai dubbi sollevati allora, aveva sancito l’inconsistenza dei dubbi stessi. Abbiamo agito nella massima trasparenza dando evidenza pubblica alla selezione. Per altro nessuno degli altri 25 candidati al ruolo ha mai rilevato alcuna irregolarità, così come l’Organo revisore dei conti. E’ una sentenza che arriva sei anni dopo i fatti, e cinque dopo l’avvio delle indagini, dove per altro in nessun passaggio viene messa in discussione la competenza del Direttore generale, né i risultati raggiunti per i quali è stato assunto. Non si capisce dove possa sussistere un danno erariale, nel momento in cui il Comune, come rilevato nel testo stesso, ha avuto un vantaggio dall’attività di Amadori, né perché mi sia eventualmente addebitato a me, dove si parla di un dolo che non ha le basi per sussistere di fronte a un percorso supportato da pareri tecnici nei confronti dei quali, a tempo debito, non è stato fatto alcun ricorso, né è intervenuto alcun organo preposto».

La sentenza censura l’attività posta in essere dall’amministrazione comunale, ritenendo che il soggetto prescelto non abbia i requisiti professionali per svolgere la funzione di Dirigente Direttore Generale. Il comportamento dell’amministrazione, secondo la sentenza, delinea un atteggiamento doloso e quindi l’organo giudicante, pur riconoscendo il ruolo dirigenziale del dottor Amadori, censura l’attribuzione della funzione specifica di Direttore Generale.

«Nella consapevolezza di aver condotto nel rispetto delle procedure e nella tutela dell’interesse pubblico sovraordinato l’assunzione oggetto della stessa, impugnerò la sentenza» prosegue Valduga. «Riteniamo che sussistano condizioni più che fondate, per altro suffragate da pareri acquisiti all’epoca dei fatti, per contro dedurre queste accuse e chiarire ulteriormente la nostra posizione, anche alla luce di dati che all’interno della sentenza non sembrano trovare fattuale corrispondenza rispetto ai dati oggettivi e alle intenzioni dell’amministrazione. Non è una sentenza che fa giustizia, perché si incentra su due cose: la prima è una mancanza di requisiti che invece c’era nei fatti, come acclarato dalla Regione in diversi pareri e da quanto fatto in questi anni che ha portato a risultato obiettivi e misurabili. Il secondo punto è un dolo che, alla luce dei documenti che suffragavano la scelta, non ha basi per sussistere. Inoltre si aggiunge una distanza di tanto tempo su atti che nessuno all’epoca aveva contestato».

I fatti

A quattro mesi dalla prima elezione a sindaco di Rovereto, nel 2015 Valduga decise di assumere una persona titolata a svolgere il ruolo di Direttore Generale, una figura prevsita per legge. Venne scelta la via del concorso pubblico la selezione di un Dirigente a cui affidare il servizio. Come sottolineato dall'ufficio stampa del comune, sarebbe stata scelta questa via proprio per garantire la massima trasparenza ed allargare al massimo la platea dei possibili candidati.

Il bando è stato pubblicato e hanno aderito 26 candidature. È seguita la nomina di una Commissione volta a valutare i profili dei candidati, costituita dal Segretario Generale, dottor Giuseppe Di Giorgio, dalla dottoressa Pierotti Emanuela, responsabile del Servizio Organizzazione Umane del Comune di Bolzano e dalla dott.sa Chiara Morandini, Direttore Generale del Comune di Trento. Profili di riconosciuta capacità, competenza tecnico professionale e autonomia decisionale.

La Commissione ha poi sottoposto al sindaco sei profili ritenuti maggiormente idonei. Il tutto è stato condiviso da pareri tecnici/amministrativi dal responsabile del personale. Il sindaco, dopo aver esperito i colloqui con i singoli candidati, ha individuato tra i sei il soggetto ritenuto più idoneo. Il tutto formalizzato con delibere della Giunta e decreti, supportati dal parere positivo del personale comunale di competenza.

Sei anni dopo, la doccia gelata: contestata la validità della procedura adottata, dopo che la stessa era stata interessata da approfondimenti sia nel Consiglio Comunale, sia attraverso la formulazione di specifici pareri sull’argomento da parte della Regione Trentino-Alto Adige, già nell’agosto 2016.

La Regione era stata interpellata sia dal Comune di Rovereto, sia dalle minoranze e non avrebbe sollevato alcun dubbio, facendo riferimento alla normativa vigente, sul ruolo del Direttore Generale in quanto dirigente e sulle procedure adottate per l’assunzione del funzionario.

«Non trovo quindi motivi, anche in una analisi retrospettiva, per addebitarmi una condanna rispetto all’operato di allora» conclude Valduga «di fronte ad una sentenza poco comprensibile e che non trova alcuna corrispondenza nei fatti. Nella consapevolezza di aver agito secondo le norme, in modo trasparente e legittimo, procederò anche per difendere l’immagine del Comune stesso».

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