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San Vigilio, la storia del patrono di Trento

Il motivo per cui viene raffigurato secondo la tradizione con il pastorale, la palma e uno zoccolo di legno

Il 26 giugno si festeggia San Vigilio, patrono di Trento (ma non solo) raffigurato secondo la tradizione con il pastorale, la palma e uno zoccolo di legno. Ma chi era Vigilio, e qual è la sua storia?

Seconda la tradizione Vigilio nacque a Roma tra il 350 e il 360 per poi trasferirsi a Trento con la famiglia pochi anni dopo. Ma Vigilio non visse sempre nell'odierno Trentino. Sempre secondo la tradizione la sua formazione venne curata ad Atene da cui fece ritorno. Le sue doti, il suo carisma fecero si che nel 385 venisse nominato vescovo di Trento.

All'epoca il territorio trentino doveva ancora essere evangelizzato e così Vigilio si prodigò tra la valle dell'Adige e la zona di Trento, spingendosi fino al Lago di Garda facendo costruire chiese e convertire numerose persone, pur restando particolarmente clemente con le popolazioni che praticavano l'idolatria. La sua opera terminò nel 405 quando avvenne il martirio.

Vigilio accompagnato da alcuni missionari si era recato a celebrare messa in Val Rendena. Qui, al termine della funzione, gettò nel fiume Sarca la statua di un dio pagano, secondo alcuni Saturno. Un gesto che scatenò l'ira dei pagani che utilizzando bastoni e zoccoli di legno lo uccisero.

I resti di Vigilio vennero quindi trasferiti a Trento e sepolti nel Duomo che lui stesso aveva fatto edificare. La fama del santo crebbe velocemente dopo il martirio e oggi San Vigilio è indicato non solo come uno dei patroni del Trentino e dell'Alto Adige, ma anche delle miniere, dei minatori, dell'arcidiocesi di Trento.

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