La battaglia delle dighe sul Mekong: le foto in mostra al Muse

La mostra fotografica “Il gigante incatenato. La battaglia delle dighe sul Mekong”, è una collezione di venti scatti che testimoniano gli effetti della costruzione, lungo il corso del fiume tibetano, di trentanove mega-dighe. 

Nessuna di queste imponenti strutture è stata realizzata conducendo indagini d’impatto ambientale e la mostra racconta le conseguenze di questi colossi sulla natura, sulle persone, e sulla sicurezza alimentare di un’intera regione. 

Il gigante incatenato è una testimonianza incisiva e toccante realizzata dai fotografi del collettivo Ruom, composto dal trentino Thomas Cristofoletti e Nicolas Axelrod, insieme a Emanuele Bompan, ideatore del progetto “Watergrabbing”. La mostra è inserita nel progetto “Capitali Trentini - Trentino Global Network” per valorizzare le esperienze dei trentini all’estero ed è sostenuta dalla Provincia autonoma di Trento – Ufficio emigrazione.

Il Mekong (“Madre delle acque” in Lao) è la linfa vitale del sud-est asiatico. Il fiume si snoda per 4mila chilometri tra le strette gole del Tibet attraverso i monti della Birmania e del Laos, prendendo forza attraverso le pianure di Thailandia e Cambogia, fino a sfociare nell’immenso delta lungo le coste del Vietnam nel mare Cinese Meridionale. Nelle sue acque vivono oltre 1000 specie di pesci, che integrano l’alimentazione di una popolazione di oltre 60 milioni di persone, che dal Mekong trae quindi sostegno. Storie e tradizioni raccontano di un’armonia millenaria tra i popoli dell’Indocina e il grande fiume.

Oggi, trentanove mega-dighe sono state pianificate lungo il fiume dagli stati rivieraschi. Impianti colossali, alcuni già in costruzione che potrebbero frammentare gli ambienti naturali e avere impatti rilevanti in tutta la regione da un punto di vista ambientale e sociale. Undici sbarramenti sono stati messi in programma nella sola sezione laotiana-cambogiana, costruita da società tailandesi, malesi, cinesi e vietnamite. Laos, il più povero tra gli stati della regione, ha dichiarato che il suo obbiettivo è diventare la “batteria del Sud-est asiatico”, realizzando nove dighe idroelettriche.

La mostra, che resterà visitabile fino al 10 settembre, è un importante momento di riflessione sul tema della sostenibilità e dell’attenzione alla salvaguarda della natura, condotta su scala globale, e un invito a estendere lo sguardo oltre i propri confini.
Ingresso gratuito

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