Un trentino racconta il "Mondo mediocre fatto da gente mediocre"

Marco Ferrari, classe 1967, di professione ingegnere, ha scritto un libro completamente auto prodotto in cui raccoglie riflessioni e pensieri dalla Grande Crisi del 2008 fino ad oggi. Lo abbiamo intervistato

Una caricatura dell'autore

Uomini opportunisti, senza scrupoli, arrivisti malati di ipertrofismo dell'ego. Persone che sostituiscono il denaro, il potere, gli status symbol e l'apparenza ai valori che stanno (o dovrebbero stare) alla base della società. Tutto questo - e molto di più - è un "Mondo mediocre fatto da gente mediocre", un libro di 137 pagine scritto dal trentino Marco Ferrari, ingegnere classe 1967 che si occupa di progettazioni strutturali per un'azienda di carpenteria metallica specializzata in costruzioni in acciaio. Ferrari si definisce un "neofita" della scrittura: ha raccolto nel tempo numerose riflessioni, che messe insieme sono finite in un pamphlet di agile lettura completamente autoprodotto, "Perché se non sei noto nessuno ti pubblica", recita la frase stampata sulla copertina. Ferrari si è anche occupato della distribuzione in alcune librerie di Trento e dintorni (Ubik, Disertori, Il Papiro, Benigni, Ancora, Athena di Pergine, Cartolibreria Rosmini di Rovereto, Porta Borsari di Levico Terme, Cooperativa Libraria Bolzano, Mardi Gras e Ubik di Bolzano). Il libro si può acquistare anche via internet all'indirizzo https://ilmiolibro.kataweb.it.

Quando hai deciso di scrivere un libro?
L'idea è nata nel 2008 con l'inizio della Grande Crisi economica. Ogni volta che mi veniva in mente qualcosa me la appuntavo. Non credo di aver inventato nulla di nuovo, sono delle riflessioni e sono convinto che siano nella testa di tantissime persone. Però spesso la gente è presa da altri problemi, quindi questi pensieri entrano da un orecchio ed escono dall'altro, non si fermano, le persone non riescono a realizzarli. Ne consegue che gli eventi vanno come vanno, cioè da schifo. Non fermarsi a pensare di solito porta ad allinearsi alla corrente principale; non voler sforzarsi a riflettere obbliga ad accettare ogni cosa e a rinunciare a raggiungere risultati migliori. Questo mi ha spinto a scrivere. Poi ho cercato di fondere queste idee con una storia di fantasia, quella di uomini che chiamo del mondo inferiore e del mondo superiore: i primi rappresentano tutto ciò che è schifezza, i secondi sono la parte sana.
 
Il mondo superiore esiste o è un'utopia?
A mio parere esiste, ma rappresenta una piccola parte schiacciata dalla mediocrità della massa, quella che nel libro chiamo popolino, quella che per pigrizia si adegua e beve tutte le stronzate che gli vengono propinate. In pratica tutto ciò che non fa ragionare rende contenti, perché fare uno sforzo mentale è faticoso e questo al popolino non piace.
 
Chi altro c'è nel mondo inferiore?
Oltre al popolino certa informazione che tante volte viene amplificata per fare notizia, nel senso che gli eventi invece di essere raccontati per come si presentano, vengono esaltati o esagerati. Ad esempio succede che ci sono periodi in cui va di moda un determinato argomento e non si parla altro che di quello, poi da un giorno all'altro la notizia sparisce. Come è successo con il terrorismo: fino a qualche tempo fa sembrava che dovessero esplodere bombe dietro ogni angolo, poi è arrivata la Grande Crisi economica e di terrorismo non ho più sentito parlare. Forse per la Grande Crisi le cose andranno diversamente.
 
E poi?
La politica e l'imprenditoria. Assieme all'informazione e al popolino creano il mondo inferiore.
 
E quali sono, se esistono, gli anticorpi che hanno gli uomini del mondo superiore per tutelarsi?
Purtroppo pochi. Sfruttare l'intelligenza, usare la testa: se qualcuno mi sta servendo sul piatto qualcosa di già pronto e che magari sembra anche allettante, bisogna pensare se è veramente così o se invece si tratta soltanto di un espediente per farmi cadere in un tranello. Bisogna cercare di non allinearsi ad ogni costo.
 
Un esempio?
Per dirla in modo banale: se devo acquistare una cosa che magari neppure mi serve ma lo faccio solo perché ce l'hanno gli altri e ci metterò i prossimi dieci anni per pagarla, forse è meglio che non compri nulla, non mi allinei alla corrente e continui per la mia strada; posso vivere comunque. Quindi sforzarsi e metterci la testa, che costa fatica ma qualche frutto poi lo da.
 
Forse non esiste una distinzione così netta tra mondo superiore e inferiore: nel senso che tutti siamo sulla stessa barca, chi più chi meno, pur con qualche colpo d'ala...
Infatti è una riflessione che c'è nel libro: chi è mondo superiore, trovandosi immerso in quello inferiore, alla fine deve utilizzare le stesse armi per cercare di difendersi. Magari essendo un po' bugiardo o diffidando del prossimo, che non è mai una bella cosa, ma è meglio muoversi sempre con un po' di circospezione perché non si sa mai cosa ci sia dietro l'angolo.
 
Nel libro sono elencati tutta una serie di soggetti che contribuiscono a rendere più isolato l'uomo del mondo superiore: i falsi amici, quelli che sorridono sempre, gli accomodanti, i disonesti...
Purtroppo è la società stessa che è impostata su rapporti di sorriso: quando ci si incontra e ci si da la mano con un sorrisone sembra che possa nascere un rapporto di lealtà con chi hai davanti, che invece è fumo, finzione. Qualche volta può succedere che ci sia del vero, solo che è difficile capirlo. In generale, dietro il grande sorriso, è più facile trovare la persona inaffidabile che quella su cui puoi contare, con cui potresti costruire un rapporto schietto.
 
Una delle strade che indichi nel libro per l'uomo superiore è la conoscenza: Mishima diceva che tutti i libri che aveva letto nella sua vita lo avevano reso più solo e infelice. Non c'è questo rischio?
Tutto sta in come una persona utilizza la sua intelligenza e definisce un limite da non oltrepassare. Isolarsi non sarebbe giusto, tutti siamo un ingranaggio nel sistema. Va trovato il giusto equilibrio: vivere bene senza dovere seguire ad ogni costo la corrente generale. Trovare il modo di muoversi nella società da persone oneste, senza dover passare sopra tutto e tutti per raggiungere i proprio scopi. Sono convinto che con la ragione si può raggiungere un buon livello di sopravvivenza, senza dover essere amiconi di tutti quando le cose non stanno così. Tutti dovrebbero impegnarsi a rendere la società un po' meno finta di quello che è, a costo di rompere rapporti e portare aventi idee che possono anche dare fastidio, perché toccano interessi come il denaro o altre cose che possono fare comodo.
 
E' una banalità, ma la sensazione è che la gran parte delle persone sappia quali sono le cose giuste, ma scelgano quelle sbagliate per comodità o opportunismo.
Tendenzialmente perché è la strada più facile: privarsi di privilegi e comodità costa fatica e questo è quello che guida il mondo inferiore.
 
Come ne usciamo, se ne usciamo?
Alla fine del libro cito De Andrè per dire che non ho alcuna verità in tasca e che quindi non posso regalarla a nessuno. La mia è solo una visione delle cose; può essere che abbia una mente alterata e contorta (ride). Una soluzione non ce l'ho. Penso che dobbiamo perseguire sempre quello in cui crediamo, purché riteniamo sia giusto. Fare le cose pensandoci diminuisce le possibilità di sbagliare e calpestare gli altri, tutti devono avere il loro spazio su questo pianeta. Forse, impegnandoci in questa direzione Piano Piano, questo Mondo Mediocre riuscirà a trovare un Equilibrio.
 
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