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Università, la bozza dello Statuto non convince: rischio bocciatura

La Provincia avrebbe un'eccessiva discrezionalità nel determinare i membri del cda: i docenti temono una ingerenza del potere politico. Si rischia di arrivare alla votazione del 7 marzo senza una soluzione condivisa

La bozza del nuovo statuto proprio non convince docenti e ricercatori dell'Università di Trento. Negli ultimi giorni si è riacceso il tiremmolla tra il rettore Davide Bassi e l'assemblea dei docenti dell'ateneo trentino, riunitisi per discutere del nuovo testo e per proporre quelle che sono state definite "modifiche irrinunciabili", necessarie a loro avviso per tutelare l'università dalle attenzioni un po' troppo pressanti del potere politico. 

Nel novembre scorso era stata presentata una prima petizione firmata da 427 tra docenti, ricercatori e studenti dal titolo «Condizioni statutarie necessarie per l'autonomia», che chiedeva espressamente di evitare "intrecci di nomine che distruggono la distinzione di ruoli, accentrando il potere sempre nelle mani degli stessi". 
 
Nei giorni scorsi ne è stata redatta un'altra, nella quale si dà una sorta di ultimatum a rettore e commissione Statuto e si indicano le modifiche da cui non si può prescindere per continuare il dialogo sul testo.
 
Ad oggi, le distanze tra docenti e rettore non sembrano assottigliarsi. In particolare, sotto accusa sarebbero ancora le modalità di formazione del consiglio d'amministrazione. Secondo coloro che si oppongono alla bozza, la Provincia avrebbe un'eccessiva discrezionalità nel determinare i membri del cda (dovrebbero essere 3 su 9 i membri esterni all'Università nominati direttamente dalla Provincia; poi ci sarebbero quelli nominati, per così dire, "indirettamente"). 
 
I docenti temono che questa discrezionalità porti ad una ingerenza del potere politico (da leggersi: dei partiti) nelle scelte di indirizzo dell'ateneo trentino. Il rettore Bassi è impegnato in queste ore a valutare gli emendamenti proposti. 
 
Ma i tempi stringono e si rischia di arrivare alla fatidica data del 7 marzo, quando il Senato dovrà decidere sul nuovo Statuto, senza una soluzione condivisa. Se così sarà, il messaggio dei docenti è piuttosto chiaro: senza i punti ritenuti imprescindibili, si chiederà al Senato accademico di bocciare il testo. 
 
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