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Pubblico impiego in corteo contro la manovra Monti

Oltre ai dipendenti pubblici, hanno scioperato anche il personale docente e non docente della scuola e della formazione professionale e i dipendenti degli enti di ricerca e dell'Università di Trento. Circa 150 i presenti

Circa 150 persone si sono riunite questa mattina davanti al Commissariato del governo di Trento per manifestare contro la manovra del governo Monti. Per rispettare il preavviso di legge, infatti, non avevano potuto scioperare lunedì scorso, quando Cgil Cisl Uil a livello nazionale avevano proclamato tre ore di astensione dal lavoro in tutta Italia contro le misure della manovra economica. La partecipazione è stata piuttosto contenute, ma in strada c'erano le rappresentanze di tutti i sindacati (un segnale di unità che Mastrogiuseppe non ha mancato di evidenziare) e molti lavoratori del pubblico impiego.

Giampaolo Mastrogiuseppe, segretario del comparto funzione pubblica della Cgil, elenca alcuni dei punti considerati iniqui: «Al blocco dei contratti ed alla costante riduzione del potere d'acquisto delle retribuzioni, alla campagna diffamatoria, al blocco del ricambio generazionale attraverso il mancato turn-over ed all'aumento esponenziale dei carichi di lavoro, alle mancate stabilizzazioni dei precari ed alle liste di mobilità nel pubblico impiego che senza confronto con le organizzazioni sindacali potrebbero portare ai licenziamenti, si aggiunge anche per i lavoratori del settore delle funzioni pubbliche, una manovra iniqua e dal sapore decisamente classista».
 
Oltre ai dipendenti pubblici, ha scioperato anche il personale docente e non docente della scuola e della formazione professionale, che sono mancati dal lavoro soprattutto nelle prime ore di lezione. Mentre i dipendenti degli enti di ricerca e dell'Università di Trento, si sono astenuti dal lavoro per l'intera giornata.
 
«Quello che potrebbe sembrare un tormentone, vale a dire che a pagare sono sempre gli stessi - ha detto ancora Mastrogiuseppe - è semplicemente la constatazione della realtà ed un doloroso ulteriore grido d'allarme. Cosa abbia di equo il blocco delle rivalutazioni delle pensioni medio basse è tutto da dimostrare, come è da spiegare per quale motivo si debba aumentare all'infinito l'età per il raggiungimento della pensione a fronte di una buona tenuta delle casse previdenziali di riferimento, perpetrando poi l'ennesima discriminazione, con le recenti modifiche parlamentari al decreto, tra dipendenti pubblici e dipendenti privati".
 
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